Per il governo, niente giochi di palazzo

Un fatto sono i proclami della campagna elettorale, un altro le fatiche quotidiane nel cercare di fare convergere posizioni all’apparenza molto distanti tra loro. Il presidente Mattarella ha un compito improbo. Deve sondare un campo minato, composto anche di personalismi che non si sono per nulla attenuati dopo le elezioni politiche di due mesi fa.

Dopo i risultati elettorali del Friuli, un possibile governo appare ancora più lontano. Visto l’incarico esplorativo affidato al presidente della Camera Roberto Fico, il quale ha riscontrato la disponibilità al dialogo fra il Movimento 5 Stelle e il Pd, ma letti gli esiti delle urne di domenica scorsa con la netta affermazione del centrodestra e della Lega su tutti, appare ancora più difficile che si possa realizzare un esecutivo tra gli uomini di Di Maio e quelli ora guidati da Martina.
Ci ha pensato anche l’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi domenica sera ospite da Fabio Fazio alla trasmissione “Che tempo che fa” a gelare ogni tipo di aspettativa circa la composizione di un nuovo esecutivo. “Siamo disponibili a incontraci con Di Maio e i suoi – ha detto in soldoni l’ex segretario Pd – ma rispettiamo le indicazioni degli elettori. Abbiamo perso: non possiamo governare. E poi, dopo quello che ci è stato detto durante la campagna elettorale, ora non è possibile che ci chiedano di andare al governo assieme. Chi ha vinto deve saper trovare le soluzioni”.
Questo in sostanza il messaggio lanciato da Renzi che non avuto alcuna esitazione nel rispondere alle sollecitazioni di Fazio. Il Partito democratico non sembra disponibile, a meno che la direzione convocata per mercoledì 2 maggio riesca a fare mutare opinione a non pochi esponenti in seno alla compagine dei parlamentari.
Il quadro politico si ingarbuglia sempre più. Il rischio di nuove elezioni non è così remoto, anche se forse siamo ancora nella fase delle schermaglie, come qualcuno tenta di spiegare. Se in Germania ci sono voluti sei mesi per arrivare alla Grosse Koalition, non è detto che da noi si debba e si possa riuscire in minor tempo. Non è di certo ciò che ci aspettiamo. Il Paese ha bisogno di essere guidato e di uscire dalle secche di un’impasse scaturita dal voto del 4 marzo che in gran parte era comunque prevedibile e anche attesa.
Forse è proprio ciò che qualcuno si aspettava. Un fatto sono i proclami della campagna elettorale, un altro le fatiche quotidiane nel cercare di fare convergere posizioni all’apparenza molto distanti tra loro. Il presidente Mattarella ha un compito improbo. Deve sondare un campo minato, composto anche di personalismi che non si sono per nulla attenuati dopo le elezioni politiche di due mesi fa.
Tra richieste di assunzioni di responsabilità e ripicche personali cosa prevarrà? Gli elettori sono stati chiari ed è finita da tempo l’epoca dei giochetti di palazzo. Forse sarebbe il caso di trarne le conseguenze.

(*) direttore “Corriere Cesenate” (Cesena-Sarsina)

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