Uno stallo annunciato

Le trattative in corso risentono ancora di un certo clima da campagna elettorale, complice anche l’appuntamento delle regionali del Molise e del Friuli Venezia Giulia al quale sembra guardare in particolare il leader leghista con la speranza di poter ottenere ulteriore benzina per i propri motori. Ma man mano che passano i giorni emerge un quadro con molte incognite e pochi, anzi pochissimi punti fermi.

La matassa che ha tra le mani il presidente della Repubblica Mattarella è di quelle che richiede tantissima abilità quanto altrettanta pazienza per essere sbrogliata. Se si tira troppo, il rischio di rompere l’esile filo delle trattative in corso è molto forte. D’altra parte stiamo assistendo ad un copione, per molti versi, già noto prima ancora del voto. Chi ha votato questa legge elettorale indecente (addirittura peggiore del Porcellum) lo ha fatto scientemente: si voleva un risultato che impedisse subito qualsiasi maggioranza. Certo Berlusconi e Forza Italia, da un lato, e Renzi e il Partito Democratico dall’altro supponevano un risultato diverso. Ma il voto di protesta (o addirittura di rabbia e disperazione come qualcuno ha interpretato) ha reso il gioco molto più complicato. Va osservato che tra gli autori di questo “capolavoro” di legge elettorale c’è anche la Lega di Matteo Salvini, che, evidentemente, non si è fatto molti scrupoli nel votare la fiducia a un provvedimento che era prima di tutto offensivo nei confronti degli elettori.
Lo stallo a cui assistiamo, dunque, era nelle cose, e tutti ora si trovano di fronte a un territorio assolutamente inesplorato che richiede saggezza, prudenza e creatività.
Le trattative in corso risentono ancora di un certo clima da campagna elettorale, complice anche l’appuntamento delle regionali del Molise e del Friuli Venezia Giulia al quale sembra guardare in particolare il leader leghista con la speranza di poter ottenere ulteriore benzina per i propri motori. Ma man mano che passano i giorni emerge un quadro con molte incognite e pochi, anzi pochissimi punti fermi. Una certezza è data dal fatto che non si potrà tornare a votare con questa legge elettorale, comunque vadano le trattative tra le forze politiche. Un’altra delle poche certezze è che il quadro politico non sarà più quello di prima e che ci vorrà tempo perché gli attori ritrovino una propria posizione chiara e distinta.
In questo senso si tratterà di verificare la compatibilità tra i due populismi usciti vincitori dalle urne. Dopo una sorta di possibile innamoramento (politico) iniziale tra Di Maio e Salvini, ora emerge sempre più una distanza su questioni centrali (ad esempio la politica estera) che rendono difficile un’intesa politica. Il Pd dovrà capire e far capire se la sinistra riformista in Italia (come per altri in Europa) ha ancora un futuro, domanda che più o meno torna uguale anche per Forza Italia. Tra tutte queste incognite c’è da augurarsi che a qualcuno si ricordi anche di noi italiani. Sembra banale, ma non è scontato.

(*) direttore “La Voce dei Berici” (Vicenza)

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