Governo: tre Maghi e la decantazione

I due vincitori si sono presentati con programmi mirabolanti, cercando di ottenere il 40% e quindi il premio di maggioranza. Non l’hanno ottenuto e quindi il proporzionale chiede coalizioni, ma ognuno vuole avere la presidenza con il proprio programma e ci sono veti reciproci e contrapposti cercando di far saltare i collanti interni degli altri.

A un mese dalle elezioni politiche il presidente Mattarella ha iniziato le consultazioni.
Non c’è bisogno di chiedere un responso al Mago Bakù per pronosticare che la durata della crisi per la formazione di un nuovo Governo sarà lunga e tormentata e bisognerà aspettare almeno luglio, dopo le elezioni regionali e amministrative, per poter azzardare qualche previsione.
La democrazia ha i suoi rischi: in Russia Putin è stato rieletto con il 76,7% dei voti, in Egitto al Sisi con il 97,08% e non ci sono oppositori.
In Italia due schieramenti vincitori hanno rastrellato insieme il 70% dei voti ed è stato battuto il partito che ha guidato il governo, che ha pagato lo sforzo di governare senza maggioranza per cinque anni risalendo dal baratro ereditato dai Governi di Berlusconi, ed anche per alcuni errori caratteriali di Renzi.
I due vincitori si sono presentati con programmi mirabolanti, cercando di ottenere il 40% e quindi il premio di maggioranza. Non l’hanno ottenuto e quindi il proporzionale chiede coalizioni, ma ognuno vuole avere la presidenza con il proprio programma e ci sono veti reciproci e contrapposti cercando di far saltare i collanti interni degli altri.
Piacerebbe a tutti la riduzione delle tasse, il reddito di cittadinanza, ecc. ma non sembra facile trovare le risorse per mantenerli, mentre l’enorme debito pubblico incombe e tra qualche mese con la fine degli aiuti dell’Europa per mezzo di Draghi che acquista i nostri titoli di Stato, potrebbe scatenarsi una speculazione internazionale come ai tempi di Berlusconi nel 2011.
Da qui, né il Mago Bakù né il mago Otelma ci possono dare indicazioni. Ma è intervenuto un terzo Mago: Eugenio (Scalfari) che riflette che, intanto, c’è un Governo in carica, anche se ha dato le dimissioni ma resta per gli affari correnti: parola di significato imprevedibile ma che potrebbe valere anche per un anno, fino alle elezioni europee, con il benevolo sostegno di tutti, senza fare accordi allo scoperto e lasciare che i problemi di Berlusconi e degli altri maturino da soli. Chissà!
Per ora la parola è: decantazione. Ma per quanto tempo?

(*) direttore “La Vita Casalese” (Casale Monferrato)

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