Pasqua di liberazione

Celebra la Pasqua un popolo che vive il mistero e ne è trasformato, è reso sensibile alle parole del Vangelo, vede i molti crocifissi vicino a Gesù; vede le ingiustizie contro gli innocenti, le sofferenze dovute a durezza di cuore ed è chiamato alla loro liberazione

Siamo nella settimana santa in attesa della Pasqua. Ripercorriamo le vicende finali della vita terrena di Gesù. La narrazione dell’ultima cena e della Passione all’interno dell’eucarestia rendono presente il mistero che si commemora. Non è cronaca, ma professione ed esperienza di fede in cui si attua la salvezza di ciascuno di noi, del popolo di Dio, di tutti i popoli. La Passione di Gesù lo sfida a superare la sua volontà umana e a intraprendere il formidabile duello con la morte. Gesù, secondo Ratzinger, vive la contraddizione delle due volontà: “C’è la volontà naturale dell’uomo Gesù, che recalcitra di fronte all’aspetto mostruoso e distruttivo dell’avvenimento e vorrebbe chiedere che il calice passi oltre; e c’è la volontà del Figlio, che si abbandona totalmente alla volontà del Padre”. “Abbiate gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù (…) il quale spogliò se stesso…”. Unirci alla volontà del Padre significa corrispondere al suo amore amando anche l’intera umanità: è un cammino che ci viene indicato per la salvezza.

Celebra la Pasqua un popolo che vive il mistero e ne è trasformato, è reso sensibile alle parole del Vangelo, vede i molti crocifissi vicino a Gesù; vede le ingiustizie contro gli innocenti, le sofferenze dovute a durezza di cuore ed è chiamato alla loro liberazione. Compiamo un cammino che è come quello della turba, che prima cattura e poi segue Gesù. Il termine indica un’accozzaglia disordinata, violenta e strumentalizzabile. Noi siamo chiamati ad essere popolo con una dimensione comunitaria. Nel memoriale eucaristico maturiamo la consapevolezza della necessità di salvezza dalla violenza, dall’egoismo, dall’oppressione. Le folle accorse allo spettacolo del Calvario se ne tornano ripensando e percuotendosi il petto.

Secondo Ratzinger, la folla della crocifissione non è la stessa dell’ingresso degli ulivi; e si può pensare che non è neanche quella che ritorna dopo aver visto la crocifissione. Gli avvenimenti hanno determinato un cambiamento. La turba è una massa strumentalizzabile; dopo quei giorni è obbligata alla riflessione. Lo spettacolo della crocifissione ci farà comprendere come una folla deve diventare popolo, comunità capace di elaborazione culturale. Ne traiamo due riflessioni: sconfiggere in se stessi la forza diabolica della divisione e dell’egoismo, come fa Gesù di Nazareth nel duello vita-morte in cui la vita trionfa; ascoltare le vittime di queste forze diaboliche, vedere i loro volti, muoverci per liberarli e operare per la pace e la giustizia del Regno dei cieli.

(*) direttore “Il Momento” (Forlì-Bertinoro)

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