Il dovere di governare. La gioia di annunciare

Il bisogno di cambiamento e la speranza del nuovo, che ha spinto le persone ad andare a votare, non ha attenuato il clima di incertezza che serpeggia tra le persone, soprattutto tra i giovani e i disoccupati come tra gli imprenditori. Non basta il consenso per assicurare stabilità al Paese, c’è bisogno di un progetto-Paese condiviso e costruito a partire da una visione integrale della persona e non solo dei suoi bisogni materiali e immediati, da una visione di un’economia per l’uomo e non solo del profitto

Chissà se a Pasqua avremo un governo per il Paese e, soprattutto, che governo sarà? E la Città di Matera avrà un governo stabile in vista del 2019, atteso che è in una permanente crisi senza fine?
“Il 4 marzo gli italiani hanno votato. I partiti oggi hanno non solo il diritto, ma anche il dovere di governare e orientare la società. Per questo il Parlamento deve esprimere una maggioranza che interpreti non soltanto le ambizioni delle forze politiche, ma i bisogni fondamentali della gente, a partire da quanti sono più in difficoltà. Si governi, fino a dove si può, con la pazienza ostinata e sagace del contadino, nell’interesse del bene comune e dei territori” (card. Bassetti a conclusione del Consiglio Permanente).
La Chiesa può dire questo ai politici, senza ombra di ingerenze, perché in un altro passo il cardinale presidente, mentre fa appello a una cultura solidale, riconosce anche la responsabilità di una fede che incide poco: “Per ripartire dobbiamo ritrovare una visione ampia, grande, condivisa; un progetto-Paese che, dalla risposta al bisogno immediato, consenta di elevarsi al piano di una cultura solidale. Su questo fronte come Chiesa ci siamo. Ci siamo, con l’onestà di chi riconosce come l’inverno presenti a volte anche il volto di una fede che incide poco. Una fede che, sì, guarda al Cielo, ma che poi stenta a tenere i piedi per terra; una fede che talvolta diserta la strada, una fede che latita dove invece dovremmo trovarla impegnata a tradurre il Vangelo in segni di vita. Una fede, in definitiva, spesso dissociata dal giudizio sulla realtà sociale e dalle scelte conseguenti, che invece dovrebbe generare”.
Il bisogno di cambiamento e la speranza del nuovo, che ha spinto le persone ad andare a votare, non ha attenuato il clima di incertezza che serpeggia tra le persone, soprattutto tra i giovani e i disoccupati come tra gli imprenditori. Non basta il consenso per assicurare stabilità al Paese, c’è bisogno di un progetto-Paese condiviso e costruito a partire da una visione integrale della persona e non solo dei suoi bisogni materiali e immediati, da una visione di un’economia per l’uomo e non solo del profitto. C’è bisogno anche, però, che persone illuminate dalla fede sappiano scendere in campo e tessere relazioni, creare ponti di dialogo, prospettare soluzioni realistiche e non promesse fatue e irrealizzabili. Anche se non abbiamo un governo a Pasqua c’è, però, la Pasqua che accade ancora oggi per ridare speranza, indicare una pienezza che si realizza nonostante il peccato, nonostante l’uomo e le sue fragilità. È la Pasqua dell’UomoDio che con la sua morte ha riscattato e riscatta i morti per la Vita e con la sua risurrezione ha ridato e ridona Vita a chi brancola nel buio, a chi si lascia affiancare da Colui che con la sua Parola riscalda il cuore e si rivela nello spezzare il Pane.
La luce e la grazia che la Pasqua oggi sprigiona possono e devono illuminare tutte le realtà genuinamente umane: la politica come l’economia, le comunicazioni come il lavoro, le relazioni umane come la famiglia, attraverso la passione e il martirio di uomini e donne che hanno incontrato il Risorto e, con la gioia nel cuore, raccontano quanto hanno visto, udito, toccato e sperimentato.
Buona e Santa Pasqua! Il Signore è veramente risorto!

(*) “Logos” (Matera-Irsina)

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