La cena povera, banco di prova

Con la sua modalità semplice, con i messaggi lanciati dagli animatori della missione e della carità, la mensa povera è banco di prova di un'apertura missionaria. Indovina chi viene a cena? Chi siamo riusciti a “invitare alla festa”, ben oltre le iscrizioni raccolte in canonica? Aggiungere qualche posto in più a tavola per chi viene da lontano e sta ai margini della comunità è stato un gesto capace di avviare relazioni autentiche anche con i nuovi parrocchiani.

Tra le azioni più riuscite delle ultime quaresime si distinguono gli “Attimi di pace” lanciati ogni giorno sui social media dalla diocesi di Padova e la campagna “Io rinuncio” condivisa da 40 realtà, anche civiche, in Alto Adige. In Trentino di anno in anno si va affinando e irrobustendo un altro appuntamento che tante comunità vivono come un atteso anticipo di Pasqua: la cena povera.
Non è un’alternativa cattolica alle laute cene laiche che destinano parte dell’iscrizione in beneficenza e tanto meno una stravaganza esotica (la cena etnica è un’altra cosa) da consumare come curiosità culinaria. Rinunciare per una sera al cibo assicurato, variegato e ricercato delle nostre tavole per riconoscere in quel piatto i bisogni dei fratelli impoveriti diventa un banco di prova esigente, aldilà del denaro infilato nella cassetta delle offerte.
Quell’unica porzione di riso (si raccomanda che non sia scotto, poiché il pasto è ben curato anche dai poveri) c’impone di non scimmiottare una tantum la condizione quotidiana di milioni di persone. Deve essere richiamo efficace ad uno stile sempre più evangelico: meglio chiamarla “cena di condivisione”, come molti fanno, riempiendola di spunti che merita raccogliere.
L’antipasto informativo, con i dati e le immagini predisposte dal gruppo dei giovani promotori, ci sbatte sul tavolo il disequilibrio della bilancia mondiale: “Sulla Terra ci sono oltre 800 milioni di affamati e il doppio di ipernutriti, 171 milioni di bambini che soffrono di malnutrizione cronica e circa 43 milioni di bambini sotto i 5 anni in sovrappeso”, scrive Andrea Segrè nella sua lettera ai giovani della generazione Z, documentando fra sprechi e inadempienze i paradossi alimentari globali che anche Papa Francesco ha descritto nella Laudato Si’. Il presidente della Fondazione Edmund Mach rilancia venerdì a “Green Week” l’importanza di coltivare “Il gusto delle cose giuste” (titolo del suo ultimo libro) a partire da un uso consapevole e sostenibile della risorsa agricola.
Una conversione ecologica che può partire anche da quel menù di riso e fagioli brasiliani, rimotiva la pratica antica del digiuno e apre gli occhi su modelli di economia condivisa, come quello intuito dalla nostra concittadina Chiara Lubich (morta proprio 10 anni fa), attraverso le aziende impegnate nell’economia di comunione.
La cena povera, accompagnata talvolta da musica d’oltreoceano, non è mai triste. Quanta allegria si respiri nei momenti conviviali dei villaggi sudamericani o africani è testimoniato da chi torna dalle terre di missione: i nostri religiosi, i sacerdoti fidei donum o i laici della cooperazione internazionale possono essere invitati come ospiti rappresentativi di chi non ha voce nel Nord del mondo.
Con la sua modalità semplice, con i messaggi lanciati dagli animatori della missione e della carità, la mensa povera è banco di prova di un’apertura missionaria. Indovina chi viene a cena? Chi siamo riusciti a “invitare alla festa”, ben oltre le iscrizioni raccolte in canonica? Aggiungere qualche posto in più a tavola per chi viene da lontano e sta ai margini della comunità è stato un gesto capace di avviare relazioni autentiche anche con i nuovi parrocchiani. Va sottolineato nella settimana aperta dalla gioiosa Giornata del Migrante a Riva e purtroppo anche dalla triste abitudine di qualche autista di corriera a quanto pare ben poco attento alla pensilina degli immigrati.
Fra le letture che completano il menù della condivisione un’attenzione particolare viene data alla testimonianza dei martiri: nel ricordo di mons. Oscar Arnulfo Romero (presto santo insieme a Paolo VI) si tiene il 24 marzo la Giornata mondiale che a Trento sarà anticipato venerdì 16 marzo con la veglia per i tre cappuccini uccisi in Etiopia nel giorno delle Palme di 80 anni fa.
Certo, non basta una cena povera per fare primavera. E’ la coerenza di tutte le stagioni ad avvalorare quel piatto povero.

(*) direttore “Vita Trentina” (Trento)

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