I ragazzi del ‘99

Cento e più anni fa, quando l’Italia entrò in guerra nel 1915, furono chiamati alle armi anche i giovanissimi di sedici anni: erano i “ragazzi del ‘99”. A loro, in maggioranza contadini, fu dato un fucile per una battaglia di cui erano inconsapevoli, l'“inutile strage”, come la definì Papa Benedetto XV. Il 4 marzo a distanza di un secolo sono chiamati a un appuntamento importante i nuovi ragazzi del ’99: i giovani che hanno 18 anni. A loro sarà data non un’arma per uccidere, ma uno strumento per decidere: la matita copiativa per segnare la scheda elettorale.

Cento e più anni fa, quando l’Italia entrò in guerra nel 1915, furono chiamati alle armi anche i giovanissimi di sedici anni: erano i “ragazzi del ‘99”. A loro, in maggioranza contadini, fu dato un fucile per una battaglia di cui erano inconsapevoli: in quella “inutile strage”, come la definì Papa Benedetto XV, ci furono 16 milioni di morti e 20 milioni di feriti e mutilati. In Italia furono 651mila i morti tra i militari e 589mila tra i civili.
Il 4 marzo a distanza di un secolo sono chiamati a un appuntamento importante i nuovi ragazzi del 1999: i giovani che hanno 18 anni. A loro sarà data non un’arma per uccidere, ma uno strumento per decidere: la matita copiativa per segnare la scheda elettorale.
Da più di settant’anni l’Europa è in pace, il periodo più lungo della storia; i nostri ragazzi del nuovo 1999 non sono più contadini ma studenti e pur tra le contraddizioni del nostro tempo, con il loro voto sono molto importanti per decidere al di là delle chimere e degli incantatori della cattiva politica, quale futuro vogliono condividere con il proprio Paese, l’Europa e il mondo, nella pace e nella giustizia, nella concordia e nella libertà.
Ora ci servono insieme l’esperienza e la prudenza degli anziani con l’audacia e la freschezza dei giovani.

(*) direttore “La Vita Casalese” (Casale Monferrato)

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