Collaboratori di bene

La quaresima serve ad allargare i panorami autoreferenziali, a guardare le difficoltà di chi ci vive accanto come di chi è lontano e conosce privazioni il cui peso, dalle nostre comode vite, possiamo appena intuire. Ci sono tanti percorsi possibili, tanti promemoria per un gesto semplice, eppure capace di spalancarci possibilità di bene del quale farci collaboratori

Due uomini e due mele. Il primo la guarda e la allontana da sé: decide di non mangiarla per non ingrassare. Il secondo la guarda, la allontana da sé: decide di passarla ad un altro. Per lui quella mela è il dessert, per l’altro è il pranzo. Il primo rinuncia per se stesso: il suo sguardo non va oltre il suo girovita, misura del mondo. Il secondo vede le privazioni del fratello, sa condividere con lui: il suo mondo è più ampio e illuminato da un sorriso in più.

Potremmo raccontarlo anche così il senso della quaresima appena incominciata. Una quaresima che si identifica con gli impegni missionari e la raccolta “Un pane per amor di Dio”. Una quaresima che non può essere dipinta solo dal viola dei paramenti, dal salto della carne il venerdì, dalla tavola non apparecchiata per pranzo ma ben consolata a cena.

La quaresima è un invito ad aprire occhi sugli altri, a non ridurre il mondo a noi e al nostro tornaconto. Lo ha detto anche Papa Francesco nel suo messaggio, ispirato da un passo dell’Apocalisse: dove la carità si congela, lì sta il grande male del mondo. E di noi che lo formiano.

Ci sono quaranta giorni a disposizione: non servono ad emaciarsi, inseguendo misticismi impossibili, ma a ricordarsi del cielo attraverso la preghiera e il digiuno, che è ricerca di un cibo altro, memoria di quel “non di solo pane…”. E c’è l’elemosina, l’attenzione agli altri. Così, in questi giorni, lasciamo i paraocchi ai cavalli e impariamo a vedere chi vive ai margini. La loro miseria rende possibile la nostra solidarietà.

La quaresima serve ad allargare i panorami autoreferenziali, a guardare le difficoltà di chi ci vive accanto come di chi è lontano e conosce privazioni il cui peso, dalle nostre comode vite, possiamo appena intuire. Ci sono tanti percorsi possibili, tanti promemoria per un gesto semplice, eppure capace di spalancarci possibilità di bene del quale farci collaboratori.

Quaresima è condivisione concreta: questo l’appello del Vescovo Giuseppe. Una condivisione che ci porta a sostenere gli impegni quotidiani dei nostri sacerdoti, religiose, laici in terra di missione. Per noi è un piccolo gesto: come la mela.

Con 32 euro si offre un pasto per un anno intero ad uno dei 200 bambini della scuola del Sud Sudan in cui operano i coniugi Striuli Bertacco. Con una donazione a nostra misura e possibilità possiamo contribuire alla raccolta di fondi da destinare ai nostri missionari storici. In Kenya don Romano Filippi sostiene 500 famiglie povere: possiamo aiutarle ad acquistare le sementi utili all’avvio dei raccolti che verranno. Don Elvino Ortolan è alle prese con la chiesa parrocchiale di Sirima: mancano porte e finestre. Don Loris Vignandel è in partenza per il Mozambico, destinazione Chipene, dove opera don Lorenzo Barro: sarebbe utile un pick up per gli spostamenti. In Ecuador suor Consolata fa curare chi le spese mediche non è in grado di sostenere: aiutiamola.

Non c’è quaresima senza la cassetta “Un pane per amor di Dio”. La danno in parrocchia. Mettiamoci dentro la nostra mela quotidiana. Ci farà bene. E’ una mela che rende anche meno miopi, meno persone che non vanno al di là dello specchio e della propria immagine riflessa. Perché è più bello vivere nel calore della carità, che nel ghiaccio dell’egoismo. Il tepore della carità ci fa sbocciare come ciliegi, l’egoismo congela i cuori nella solitudine.

(*) direttrice “Il Popolo” (Concordia-Pordenone)

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