Le 28 ore di lavoro: un mezzo, non uno scopo

In generale: quanti più strumenti si può mettere in campo per migliorare la qualità del lavoro e della vita di relazione, tanto meglio è. Attenzione, però: perché gli strumenti non sono scopi. E lo scopo è la vita migliore della persona. Nella sua interezza. E su questo obiettivo non si è mai sufficientemente accorti e preparati. Pensiamo anche a questo, avvicinandoci al seggio

La settimana di lavoro? Può essere di 28 ore, così da poter assistere bambini o parenti anziani. In un land della Germania, il Baden-Wuerttenberg, adesso si può fare. La novità è stata introdotta da un accordo siglato dal Governo del Land (grossomodo una nostra Regione, con poter in più) e da un sindacato. Ne potranno fruire 900mila dipendenti del settore metallurgico ed elettrico.
Ogni dipendente avrà d’ora in poi il diritto di chiedere la riduzione dell’orario lavorativo a 28 ore, per un periodo di tempo che va da un minimo di 6 a un massimo di 24 mesi.
E noi, in Italia? Quello del rapporto fra lavoro e famiglia è un tema centrale. E lo è ancor di più in questo tempo di campagna elettorale. Non c’è dubbio che una misura di questo genere agevolerebbe tante persone, aiutandole a gestire meglio il proprio impegno e le esigenze familiari.
Così come non c’è dubbio che ci sono altre opportunità rimaste troppo spesso sottotraccia. Per esempio il telelavoro, che consentirebbe – se più diffuso – di svolgere molte occupazioni da casa, riducendo al contempo l’intasamento delle strade e l’inquinamento atmosferico.
In generale: quanti più strumenti si può mettere in campo per migliorare la qualità del lavoro e della vita di relazione, tanto meglio è. Attenzione, però: perché gli strumenti non sono scopi. E lo scopo è la vita migliore della persona. Nella sua interezza. E su questo obiettivo non si è mai sufficientemente accorti e preparati. Pensiamo anche a questo, avvicinandoci al seggio.

(*) “Gente Veneta” (Venezia)

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