Il terremoto del razzismo

Il buon cuore della nostra gente, forgiato dallo spirito evangelico di tante generazioni, è ora minacciato da diffidenza e paura

(Foto: AFP/SIR)

Dopo la serie di sconvolgimenti sismici, che a partire dal 24 agosto 2016 hanno interessato quasi tutto il territorio della provincia di Macerata, ecco arrivato il terremoto del razzismo a fine gennaio e inizio febbraio 2018.

I due terremoti a confronto

Ma ci sono due differenze: il terremoto 2016-17 è stato vasto ed ha sconvolto l’Italia centrale, mentre quello del razzismo sta sconvolgendo buona parte dell’Italia e più in generale l’Europa e non solo. La seconda differenza è che mentre lo sconquasso tellurico aveva principalmente devastato paesi, borghi, casolari e disgregato comunità, il terremoto del razzismo ha rotto i sentimenti degli italiani. Il buon cuore della nostra gente, forgiato dallo spirito evangelico di tante generazioni, è ora minacciato da diffidenza e paura.

Le generalizzazioni

Le brutte notizie fanno rumore mediatico e provocano almeno disorientamento e paura nello stile dello slogan “ab uno disce omnes” (da uno conoscili tutti) di virgiliana memoria sulla bocca di Enea che racconta dell’astuzia del cavallo di Troia avallata da Sinone, un finto perseguitato dai greci suoi compatrioti. Quindi se la tv ti mostra con una certa insistenza un senegalese come autore della orrenda vicenda di Pamela Mastropietro, un corpo a pezzi dentro due valigie ritrovate nel maceratese, scatta il sospetto non tanto verso i senegalesi ma verso tutti i neri. Ciò è successo non solo nella mente di un folle neo nazista come Luca Traini di Tolentino, che nella giornata di sabato 3 febbraio, ha sparato per le vie di Macerata su uomini e donne con i caratteri somatici di gente africana, ma anche in gente cosiddetta di strada. Di fronte alle immagini del telegiornale mi sono sentito raggelare da espressioni come queste: “Ci vuole la pena di morte” o “se l’incontro, lo ammazzo io” verso il senegalese ammanettato da carabinieri. Non parlo dei commenti sui social, che preferisco ignorare e che conosco solo per riferito da altri con commenti esasperati e contrastanti verso il senegalese o verso Luca Traini.

La devastazione culturale odierna

Ha ragione don Luigi Ciotti, presidente di Libera, quando domenica 4 febbraio ha detto: “Rischiamo di diventare una società del sospetto, del rancore e dell’odio, una società senza memoria e senza coscienza di sé. L’episodio di Macerata nasce da questi veleni”. Ha aggiunto una costatazione amara: “Il declino, la devastazione culturale di questi anni sta portando alla luce i suoi frutti velenosi. Il riemergere di fascismi e di forme di razzismo nasce anche dall’ignoranza della storia. All’ignoranza si associa il disorientamento, la mancanza di punti di riferimento, la paura che ha bisogno di bersagli su cui scaricare le proprie ansie”. Inoltre secondo don Ciotti occorre “stabilire una comunione vera con quelle persone che il disagio lo vivono quotidianamente e sulla loro pelle. Altrimenti lo spazio viene occupato da quella cattiva politica che, invece, di dare risposte alle paure e alla protesta, ci specula sopra con fini elettorali”.
“Quanti – si domandava papa Francesco nel messaggio per il capodanno 2018 – fomentano la paura nei confronti dei migranti, magari a fini politici, anziché costruire la pace, seminano violenza, discriminazione razziale e xenofobia, che sono fonte di grande preoccupazione per tutti coloro che hanno a cuore la tutela di ogni essere umano?”.

(*) direttore “L’Appennino Camerte” (Camerino-San Severino Marche)

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