Trasmettere l’eredità ricevuta

Le istituzioni educative, la scuola come la Chiesa, sanno che oggi trasmettere un sapere, una fede, è un processo creativo che prende forma strada facendo e dove l’educatore si mette in gioco. Perché desidero trasmettere quella cosa, quel pensiero, ad un altro?

Ogni scuola desidera consegnare, trasmettere l’eredità culturale che ha ricevuto.
Questo è anche il desiderio e il compito della Chiesa che ha accumulato un’esperienza millenaria che cerca di mettere a disposizione dei più. Ma anche la Chiesa, proprio come la scuola, risente delle temperie e delle difficoltà che caratterizzano ogni tipo di trasmissione nella società contemporanea.
Su questo tema può essere utile leggere il libro di Nathalie Sarthou-Lajus intitolato “Le geste de transmettre” (Paris, Bayard, 2017) che affronta il cuore del problema, che può sintetizzarsi nel verso di René Char: “La nostra eredità non è preceduta da alcun testamento”.
Nel commento al libro Lucetta Scaraffia (L’Osservatore Romano, 14 gennaio 2018) riferendosi al verso di Char dice che “in una società che ha perduto ogni certezza culturale, la trasmissione non è più inquadrata da un testamento che ne spieghi il senso e la funzione nella vita umana”.
Certamente la Chiesa ha un testamento che spiega il senso del vivere, ma è altrettanto chiaro che nemmeno la Chiesa è esente dal contagio della crisi complessiva che svuota di significato il gesto del trasmettere.
Perché è difficile trasmettere?
“Innanzitutto – scrive Scaraffia – perché trasmettere significa iscrivere l’essere umano nella catena delle generazioni, fargli capire che egli è uno fra gli altri. È un gesto difficile da accettare per una cultura che fa della specificità individuale il suo mito, specificità che si costruisce attraverso un processo solitario, spesso imitando modelli veicolati dai media, e non percepita come possibilità autonoma di essere amati personalmente da Dio”.
I giovani si disinteressano della trasmissione codificata e operante attraverso canali tradizionali, e oggi possono ricevere una tradizione solo da testimoni che sappiano far passare qualcosa di sé stessi agli altri. La trasmissione può avvenire esclusivamente all’interno di una relazione fondata sulla fiducia personale.
Le istituzioni educative, la scuola come la Chiesa, sanno che oggi trasmettere un sapere, una fede, è un processo creativo che prende forma strada facendo e dove l’educatore si mette in gioco. Perché desidero trasmettere quella cosa, quel pensiero, ad un altro?
Davvero il trasmettere è un gesto che tiene insieme il sapere e il vivere. E come diceva il poeta Alexander Pope: “Bisogna insegnare agli uomini avendo l’aria di non insegnare affatto, proponendo cose che loro non sanno come se le avessero soltanto dimenticate”.
Un trasmettere che richiede anche una buona dose di ironia.

(*) “La Guida” (Cuneo)

Altri articoli in Territori

Territori