Il Ministero per la solitudine nel Regno Unito e la solitudine di casa nostra

Siamo fatti per fare comunità. Quando non avviene, ci si imbatte in impercettibili e nascoste forme di disumanità patite senza clamori. Con il tempo che si trasforma in tormento, invece di farsi vita vissuta insieme

Di questi tempi, ci sarebbe ben poco da copiare od invidiare, rispetto a quanto accade nel Regno Unito, alle prese con una complicata e improvvida Brexit, ma pure in una situazione politica appesa ad un filo, nonchè a fronte di una sanità pubblica allo sbando, con pessimi segnali di disfunzioni e di disattenzioni anche gravi sulla pelle dei malati. Però un messaggio per lo meno singolare arriva lo stesso dall’Inghilterra. Va un po’ interpretato.

Politicamente, può anche apparire come un tentativo di Theresa May per depistare da altri guai incombenti. In ogni caso il primo ministro britannico ha annunciato un Ministero per la solitudine, nell’intento di preoccuparsi di oltre 9 milioni di persone che là vivono da sole, con tutti i rischi prevedibili. Non è dato sapere che cosa farà al riguardo, in concreto. C’è da dire però che,

al di là di tutto, viene sollevato un velo su una criticità forte, in assenza di relazioni, senza significativi legami parentali o comunitari, alle prese per giorni e notti senza qualcuno con cui condividere una parola o una confidenza.

E magari senza un appoggio nell’ora del bisogno, magari improvviso ed inatteso. La solitudine sopraggiunge in larga misura quando si è avanti negli anni o quando i problemi si fanno assillanti sotto tanti aspetti, vedendo sparire d’attorno coloro che potrebbero dare una mano. E la solitudine non è solo in Inghilterra, ovviamente. E’ ben presente in mezzo a noi. Non è raro raccogliere l’ansia di chi, anziano, passa ore ed ore senza intercettare alcuno e senza venirne intercettato. Psicologicamente se ne resta segnati.

“Son due giorni che non parlo con nessuno”, lo sfogo di una persona in carne ed ossa. Invece siamo fatti per fare comunità. Quando non avviene, ci si imbatte in impercettibili e nascoste forme di disumanità patite senza clamori. Con il tempo che si trasforma in tormento, invece di farsi vita vissuta insieme. Un peccato.

(*) direttore L’Unione Monregalese (Mondovì)

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