Le promesse elettorali

Ora il confronto vive sull’insulto becero che prende il posto di una sana argomentazione, senza la quale trovano spazio i cosiddetti populismi dei diversi schieramenti. Ma i giochi politici si devono aprire a confronti più vasti

Avremo le elezioni fra meno di due mesi. Ci fanno promesse delle quali poco rimarrà nelle opere dei vincitori. È questa una delle cause del rancore degli italiani verso la classe politica. Il Rapporto Censis riferisce che l’84% non ha fiducia nei partiti politici, il 78% nel Governo, il 76% nel Parlamento, il 70% nelle istituzioni locali, Regioni e Comuni. Il 60% è insoddisfatto di come funziona la democrazia; il 64% è convinto che le esigenze dei cittadini non contino nulla; il 75% giudica negativamente la fornitura dei servizi pubblici. I politici continuano a giocare complesse partite a scacchi, lontani dalla sensibilità dei cittadini. Dice il Rapporto: “L’astioso impoverimento del linguaggio rivela non solo il rigetto del ceto dirigente, ma anche la richiesta di attenzione da parte di soggetti che si sentono esclusi dalla dialettica socio-politica”.

Se aggiungiamo a queste note quanto emerge a livello mondiale, la situazione non migliora. L’1% possiede quanto il 99% della popolazione del mondo e 8 magnati detengono la stessa ricchezza di 3,6 miliardi di persone. I conti si devono fare oltre i confini statali, con una globalizzazione selvaggia che imperversa ormai da oltre dieci anni. La politica deve riprendere il governo dell’economia; guidarla e non esserne guidata. Non si potrà accettare il modello sovranista che si basa su interessi nazionali, senza alcuna attenzione all’ambiente e alla convivenza globale. Dalla Settimana Sociale della Chiesa italiana a Cagliari è emersa l’idea della sostenibilità umana, culturale, sociale oltre che ambientale. Può essere questa la chiave per la contrapposizione ad un nuovo liberismo protezionista. La sensibilità ambientale, sempre più diffusa a livello planetario, può essere il punto di forza su cui costruire nuove visioni politiche condivise, verso nuove relazioni e mediazioni sociali di stampo solidarista. I progetti non potranno che essere sostenibili per essere accolti, e su questi si dovrà imporre una capacità di dialogo politico, che ora invece è del tutto assente. Ora il confronto vive sull’insulto becero che prende il posto di una sana argomentazione, senza la quale trovano spazio i cosiddetti populismi dei diversi schieramenti. I giochi politici si devono aprire a confronti più vasti. Leonardo Becchetti, sull’Avvenire del 30 dicembre scorso, scrive: “L’unica possibilità di salvezza è in un approccio a quattro mani, dove l’azione del buon mercato e della buona politica è rinforzata e coadiuvata dalla terza mano delle imprese responsabili e dalla quarta della cittadinanza attiva”.

(*) direttore “Il Momento” (Forlì-Bertinoro)

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