Ferialità

Prendendo spunto da un passo della “Amoris laetitia” di Papa Francesco là dove cita la casa di Nazareth come l’icona esemplare di ogni famiglia “con la sua quotidianità fatta di fatiche e persino di incubi (come quando dovette patire l’incomprensibile violenza di Erode), con le sfide tristi ed entusiasmanti da custodire e meditare…”, c’è da soppesare il monte-ore di ordinarietà feriale

Stiamo quasi uscendo dalle feste, che comunque hanno po’ “sovvertito” la consueta ferialità. Abbiamo alle spalle momenti liturgici importanti attorno al Natale. Ci resta ancora l’Epifania, per non perderci nulla del mistero di Dio che si fa bambino fra noi. Chissà quanto è rimasto in ciascuno, dopo l’inevitabile sosta davanti al presepe? Poi le occasioni conviviali ed augurali, con qualche abbuffata di troppo come accade. Quindi tutto il ventaglio di trovate, talora sopra le righe, a Capodanno e dintorni. Ovvio che questa è un po’ la cartolina che sta nei ritmi consueti e nel clima offerto a tutti: nella realtà poi ci sono tante varianti, sorprese, incognite. Infatti in ogni casa si sono vissute anche e soprattutto le dimensioni concrete, talora faticose, con gli affanni quotidiani, con qualche linea di febbre per l’influenza, con gli acciacchi di malati e anziani (che sotto le feste non scompaiono d’incanto), con lutti di persone care, con le solitudini di chi non trova o non incontra accoglienza, legami, solidarietà…

Ecco allora che, mentre si apre un nuovo anno, tra auspici più o meno autentici o banalmente scaramantici, pur ripartendo dalle feste interpretate al meglio, può essere incoraggiante riprendere in mano la… ferialità, in cui si dipana la maggior parte dell’esistenza più vera. Già, il tempo che ci è dato, si consuma in larga misura proprio lì. Prendendo spunto da un passo della “Amoris laetitia” di Papa Francesco là dove cita la casa di Nazareth come l’icona esemplare di ogni famiglia “con la sua quotidianità fatta di fatiche e persino di incubi (come quando dovette patire l’incomprensibile violenza di Erode), con le sfide tristi ed entusiasmanti da custodire e meditare…”, c’è da soppesare tutto questo monte-ore di ordinarietà feriale. È un tesoro nascosto in cui generare un mondo nuovo, dal basso. In cui ognuno è protagonista insostituibile.

(*) direttore “L’Unione Monregalese” (Mondovì)

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