Un diverso potere

Ogni potere di questo mondo è destinato a finire e, anche se la sua “crisi” a volte può lasciarci interdetti, ci rendiamo conto che la prospettiva giusta non può essere quella del dominio ma quella del servizio. Il “potere di servire” è quello che molte volte manca nei grandi leader come anche nelle responsabilità familiari e quotidiane. Proprio la festa di Cristo Re (con il giudizio annunciato su quanto e quanti avremo potuto e voluto servire) ci ricorda questa grande verità, troppo spesso ignorata o volutamente trascurata.

Particolare del Cristo di San Juan de la Cruz di Salvador Dalì

Di fronte ad una crisi generalizzata del potere (militare, politico, sindacale, economico…), ma anche dell’autorità genitoriale di padri e madri, viene da interrogarsi sul valore effettivo da assegnare a chi riveste un ruolo di responsabilità e di guida, di orientamento e di decisione, o magari anche di premio o di sanzione. Nella “crisi” di cui parliamo possiamo comprendere molti. Persino l’inossidabile cancelliera Merkel vede sgretolarsi la sua autorevolezza e il suo potere in una Germania che appare straniata e smarrita. Ma anche l’inglese Theresa May sembra non sapere più che pesci pigliare… E così il super-potente Trump che è continuamente alle prese con una contestazione strisciante e una delegittimazione nazionale e internazionale. Sono forse da lasciare tra parentesi i leader “onnipotenti” di Russia e Cina o altri “dittatori”, di nome o di fatto, che, almeno per ora, resistono; ma non mancano, anche in questi giorni, episodi che annunciano il tramonto persino di leader che sembravano eterni: nel pur modesto stato dello Zimbabwe il 93enne presidente Robert Mugabe, al potere da 37 anni senza interruzioni, è ora costretto alle dimissioni… La storia è piena di poteri grandi e piccoli che crollano; “uomini soli” al comando (un recente libro ne elenca una trentina dell’ultimo secolo) che prima o dopo devono lasciare…

Anche il nostro panorama politico presenta vicende del genere con leader che si succedono, o si riciclano o si “rottamano”, ed altri che pateticamente intendono restare attaccati alla poltrona (in questi giorni anche nell’ambiente sportivo, perché pure lì c’è attaccamento al potere…) ma sono destinati fatalmente a cederla. Ogni potere di questo mondo è destinato a finire e, anche se la sua “crisi” a volte può lasciarci interdetti, ci rendiamo conto che la prospettiva giusta non può essere quella del dominio ma quella del servizio. Il “potere di servire” è quello che molte volte manca nei grandi leader come anche nelle responsabilità familiari e quotidiane.

Proprio la festa di Cristo Re (con il giudizio annunciato su quanto e quanti avremo potuto e voluto servire) ci ricorda questa grande verità, troppo spesso ignorata o volutamente trascurata. Quest’altro “potere” – questa “regalità” di un altro mondo – che però vuole estendersi beneficamente anche a questo per farlo crescere nella giustizia e nella pace – non domina e non opprime, non impone e non mortifica, ma promuove indicando la strada e lasciando alla libertà di ogni persona e di ogni coscienza – formata o da formare su valori autenticamente umani – la scelta, che, per essere ugualmente “umana” dovrebbe, a sua volta, atteggiarsi al servizio e non al dominio. Mentre osserviamo (con distacco o con partecipazione) l’evoluzione o l’involuzione, l’ascesa e l’illusione, la crisi e il tramonto dei poteri che ci circondano (o che anche noi in qualche modo o in modesta misura possiamo incarnare), siamo invitati a cogliere il senso di un potere che non tramonta perché è servizio sempre e di tutti.

(*) direttore “Nuova Scintilla” (Chioggia)

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