Il crepuscolo della democrazia

Se i non votanti diventano più numerosi dei votanti, il problema non può essere sottovalutato o rimosso, perché questo porta a una distorsione assurda della democrazia

Aveva un bel dire il beato Papa Paolo VI che la politica è la più alta forma di carità, se vediamo che la disaffezione, la protesta o il disgusto alla partecipazione portano i cittadini, come è avvenuto domenica scorsa in Sicilia, a far sì che il 53,24% non vada a votare.
E peggio ancora accade ad Ostia, con 230.000 abitanti, dove i votanti sono stati il 36,15% e ben 63,85% gli astenuti; e tra quindici giorni al ballottaggio tra la destra guidata dai FdI della Meloni e M5S divisi dal 2% dei voti saranno le minoranze organizzate a far prevalere il vincente: e nel caso sono gli estremisti di estrema destra “Casapound” che ha il 9%.
L’astensionismo va bene quando i non votanti sono in una percentuale fisiologica che non supera il 20-25%, ma se diventano più numerosi dei votanti, il problema non può essere sottovalutato o rimosso, perché questo porta a una distorsione assurda della democrazia.
Il suffragio universale introdotto cento anni fa partiva dal principio che la maggioranza dei cittadini era di umile condizione e così col voto universale meglio avrebbero tutelato i loro diritti.
Ma adesso che i poveri sono diventati fortunatamente minoranza, sentono che è inutile o frustrante mettersi in competizione con maggioranze agguerrite a difendere i propri interessi o privilegi.
Con l’astensionismo di massa si invertono le posizioni e la minoranza dei cittadini votanti diventa unica protagonista di decisioni fondamentali della comunità.
In questa situazione, i piccoli gruppi ben organizzati, hanno un peso determinante e le minoranze di fanatici o di settari fanno la differenza. L’arroganza delle minoranze non avviene solo nella politica, ma anche nelle grandi aziende costituite in società per azioni, dove i “sindacati di controllo” con quote percentualmente esigue dominano sul piccolo azionariato polverizzato e diffuso. Così è avvenuto nel tracollo di grandi Banche, e qualcosa di simile avviene nell’associazionismo. Il rimedio è difficile e richiede molto tempo: è la ricostruzione dei principi fondamentali della società espressi nella Carta Costituzionale ed è anche l’adesione appassionata alla visione del Vangelo e della Dottrina sociale della Chiesa.
Sì, noi credenti siamo minoranza, ma lievito e sale per far crescere e conservare.

(*) direttore “La Vita Casalese” (Casale Monferrato)

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