Abiti usati: inaugurato il primo centro di smistamento dell’Alto Adige

Creare posti di lavoro per persone svantaggiate, dare risposta ai bisogni sociali e contribuire a proteggere l’ambiente: questi sono gli obiettivi che intendono raggiungere la cooperativa sociale Renovas e la Caritas di Bolzano-Bressanone grazie al nuovo centro di smistamento di indumenti usati Revitatex di Egna, recentemente inaugurato con la benedizione del vicario generale Eugen Runggaldier. Il nuovo centro di smistamento Revitatex è il primo, nel suo genere, in Alto Adige e contemporaneamente uno dei progetti più importanti per l’integrazione nel mondo del lavoro. Nel centro, a partire da aprile di quest’anno, vengono smistati vestiti, scarpe, biancheria e borse che la popolazione altoatesina dona alla Caritas. Attualmente nell’impianto, che di settimana in settimana amplierà la sua attività, confluiscono tutti gli indumenti donati a Bolzano e in Bassa Atesina; prossimamente si arriverà a coprire anche Merano e il Burgraviato. Attualmente nel centro sono impiegate 25 persone, 15 delle quali sono socialmente svantaggiate

Sta lì, sul fondo dell’armadio, da mesi. Non è più stato tirato fuori. Forse perché è un vestito che è passato di moda. O forse perché chi era solito indossarlo… ha cambiato taglia. Un po’ come quel paio di pantaloni che, con gli anni è diventato parte integrante del cassetto.
A prima vista sono indumenti che non servono più. Ma se li guardiamo bene, la loro inutilità può diventare un’occasione per restituire dignità ad una persona. Come? Con una donazione che si fa dono.
È racchiusa qui la filosofia del nuovo centro di smistamento di abiti usati Revitatex, il primo nel suo genere, che è stato inaugurato ufficialmente a Egna.

Qui vengono destinati gli indumenti usati che gli altoatesini donano alla Caritas. E qui vengono raccolti, selezionati e preparati per essere reinseriti nel circuito produttivo.
Il progetto Revitatex nasce dalla collaborazione tra la cooperativa sociale Renovas (che – come spiega il presidente Joachim Kerer, prende il suo nome dalla “Rerum Novarum”) e dalla Caritas di Bolzano-Bressanone.
Tre gli obiettivi che si propone di raggiungere Revitatex:

creare posti di lavoro per persone svantaggiate, dare risposta ai bisogni sociali e contribuire a proteggere l’ambiente.

Attualmente nel centro lavorano 25 persone, di cui 15 sono socialmente svantaggiate. Quando l’impianto sarà a pieno regime la Renovas conta di poter offrire lavoro a 50 persone.

Il lavoro all’interno di Revitatex è sostanzialmente manuale. Questo rappresenta un’opportunità di impiego per chi difficilmente troverebbe accesso al mercato del lavoro. Come spiega Matthias Spögler, membro del consiglio di amministrazione della Renovas, questi lavoratori sono seguiti da personale specializzato che controlla i singoli passi nella gestione dello smistamento e si occupa delle operazioni più complesse. Nel centro, quindi, persone svantaggiate collaborano gomito a gomito con personale specializzato, ridando per così dire vita agli indumenti usati raccolti.

La catena di lavorazione è assai dettagliata. I sacchi e i contenuti dei cassonetti per gli abiti usati che Caritas ha distribuito sull’intero territorio altoatesino arrivano alla Revitatex, dove vengono stoccati a seconda della loro provenienza in grandi gabbie metalliche e successivamente vengono pesati.
Le gabbie vengono quindi sollevate e sistemate accanto alle postazioni di lavoro, dove inizia lo smistamento vero e proprio. Gli addetti della Revitatex prendono i sacchi, li aprono ad uno ad uno, e dopo averli disinfettati con uno spray, procedono ad una prima scrematura. Gli indumenti vengono divisi in appositi cestoni d’acciaio a seconda della qualità, del materiale con cui sono stati prodotti e della tipologia. Gli abiti scoloriti o danneggiati vengono messi in un apposito cestone; in un altro vanno gli abiti estivi (chiamati “Tropical” e destinati ad essere rivenduti in Africa); i jeans sono separati e destinati a diventare stracci per l’industria pesante; gli abiti più pesanti sono destinati all’Europa dell’Est; viene separata anche la biancheria per la casa.
Gli indumenti non più utilizzabili diventano stracci destinati al territorio altoatesino. Così come la “crema”, ossia gli indumenti di prima scelta, che vengono indirizzati al mercato dell’usato. Uno dei progetti che Revitatex conta di poter realizzare quanto prima è di aprire in Alto Adige dei negozi “second hand”, dove rivendere gli abiti di qualità.
Tutti gli indumenti (tranne quelli di prima scelta) prima di ripartire per la loro nuova destinazione, vengono impacchettati grazie ad una grande pressa.
Una lavorazione particolare la hanno le scarpe, che innanzitutto devono essere riaccoppiate (lavoro certosino che richiede una grande dose di pazienza). Anche per le scarpe in buono stato si apre la strada del mercato “second hand”. Vengono inserite in grandi sacchi di iuta bianchi e preparati per la spedizione.

Nei sacchi che arrivano alla Revitatex si trovano tante altre cose. Ci sono giocattoli per i bambini, peluche, cuscini, coperte. Tutto viene selezionato e diviso. Per ogni cosa c’è una nuova vita.
E attraverso la nuova vita di queste vecchie cose nasce lavoro per tante persone. E della possibilità di restituire dignità alle persone attraverso il lavoro parla il vicario generale Eugen Runggaldier, prima di benedire il nuovo centro. Cita l’enciclica “Laudato si’” di papa Francesco. “È importante non solo perché parla di ecologia, ma perché è legata a temi sociali. Un capitolo in particolare – spiega – parla del lavoro e del valore che il lavoro ha per l’uomo. Attraverso questo progetto continuiamo a dare nuova vita a quello che ci ha dato Dio e al tempo stesso doniamo dignità alle persone che non hanno tante chance nel mondo del lavoro dei nostri giorni”.
“Caritas da molti anni raccoglie vestiti usati come forma di autofinanziamento per sostenere i vari servizi che ha attivi sul territorio – spiega il direttore Paolo Valente – e lo fa per rispetto dell’ambiente, riutilizzando cose usate ma in buono stato, creando posti di lavoro e promuovendo l’inclusione lavorativa”. Valente sottolinea inoltre la ricaduta positiva che il centro ha sull’ambiente. “Grazie a Revitatex gli indumenti che un tempo venivano spediti in Germania per essere smistati, ora vengono lavorati qui, sul territorio, riducendo così l’impatto ambientale che avevano i lunghi viaggi per portarli all’estero”.

Il progetto di Revitatex è un esempio concreto di come dalla donazione si può arrivare al dono, ossia al restituire la dignità del lavoro alle persone.

Nel corso della cerimonia di inaugurazione del nuovo centro di smistamento di abiti usati, è stato sottolineato come quello che ci fa uomini è proprio il lavoro. E con progetti come quello di Revitatex gli ultimi diventano i primi. Perché da “esclusi” diventano protagonisti del loro riscatto.

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