Consensi?

Ci sarà ancora il bisogno di ragionare, di riflettere, di precisare, di approfondire…? Altrimenti si rischiano derive. In particolare la politica non può rinunciare ad un confronto un po’ più alto sulle cose, senza limitarsi a raccogliere il consenso così com’è, talora intriso di paure infondate e di pregiudizi inaccettabili. Ma ha ancora la forza, la politica, per frequentare queste sfide o si riduce a cercare voti?

C’è un parola-chiave che oggi, in larga misura, condiziona varie realtà a cominciare dalla politica per finire con i media. È ben nota, anche se non la si sbandiera troppo. Si tratta del consenso. Che – col supporto dei sondaggi (ma non sempre le due istanze coincidono alla lettera) – sembra determinare tout court scelte, decisioni, opzioni. Insomma ciò che comanda è quanto si immagina che la gente pensi, a prescindere. Ovvio che il consenso non è pregiudizialmente da bypassare. Bisogna misurarsi con quanto è in circolazione in fatto di valori o disvalori, di richieste, di esigenze, di urgenze… più meno accreditate. Ma non ci si può fermare lì. Perché dattorno c’è di tutto, talora anche di peggio: non mancano bufale colossali eppure virali. Si ingigantiscono situazioni. Si avvitano reazioni persino pesanti, grossolane, spicce. Si abbinano questioni confondendo le carte. Si dà sfogo a rabbie assortite, si ragiona talvolta di pancia, si fa spazio a chiacchiere incontrollate ovviamente debordando… Pur stando in mezzo alla gente (altra parola-chiave ed un po’ enfatizzata), pur raccogliendo tutti questi input, pur non sottraendosi all’aria che tira come se non ci fosse… occorre però non farsi risucchiare dall’assioma secondo cui tutto ciò che matura dal basso è insindacabile, prendendolo per oro colato.
Ci sarà ancora il bisogno di ragionare, di riflettere, di precisare, di approfondire…? Altrimenti si rischiano derive. In particolare la politica non può rinunciare ad un confronto un po’ più alto sulle cose, senza limitarsi a raccogliere il consenso così com’è, talora intriso di paure infondate e di pregiudizi inaccettabili. Ma ha ancora la forza, la politica, per frequentare queste sfide o si riduce a cercare voti? Il caso della legge (in bilico) sullo “ius soli” per la cittadinanza dei ragazzi stranieri nati e cresciuti in Italia andando a scuola come tutti e conoscendo lingua e cultura nostrane, è emblematico… sul fronte del consenso inseguito o temuto. Purtroppo. Questi ragazzi invece dovrebbero meritare ben di meglio che non restare vittime umiliate di miopi calcoli politici.

(*) direttore “L’Unione Monregalese” (Mondovì)

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