Mondo bello e fragile

La somma di eventi naturali sconvolgenti e preoccupanti di questi giorni, vicino a noi o lontano da noi, ci ricorda che il mondo è fragile, oltre che bello; come è bella e fragile la nostra vita. E, in fondo dovremmo sapere anche - ricordiamocelo almeno noi credenti, aspettando cieli nuovi e terra nuova - che la nostra vita non è tutta e solo quaggiù

foto SIR/Marco Calvarese

Mentre andiamo ricordando l’anniversario del terremoto in Centro Italia, con le terribili scosse del 26 agosto e del 30 ottobre – constatando che purtroppo l’opera di ricostruzione fatica a progredire, nonostante la grande solidarietà – siamo assillati proprio in questo periodo da una serie di notizie di catastrofi naturali (ma in realtà ce ne sono sempre state…) che si abbattono sulla nostra nazione e su altre plaghe, da un capo all’altro del globo. Terremoti, appunto, come quello tremendo in Messico; inondazioni e frane da …diluvio universale; uragani di una potenza distruttrice crescente, come nei giorni scorsi nei Caraibi e negli Stati Uniti. A quest’ultimo proposito c’è chi già ipotizza una sorta di “nemesi storica” nei riguardi del presidente Trump, che spinto dalle circostanze sarebbe costretto a ricredersi sulle questioni ambientali… Poiché tra le cause di questa violenza inaudita ci sarebbe anche il riscaldamento globale causato dall’effetto serra dei gas, con l’innalzamento della temperatura del pianeta terra e l’aumento del livello dei mari. Salvo poi a rammentarci – come dicevamo – che tifoni, uragani, alluvioni e siccità, come pure terremoti, ci sono sempre stati e continueranno a imperversare sulla terra.

Di fronte a questi fenomeni – che pure ci sembrano intensificarsi in questo periodo per un eccezionale accavallarsi di notizie, è giusto e necessario interrogarsi sulle cause e sulle vere o presunte responsabilità, con relative colpe di chi avrebbe potuto prevedere e provvedere, per evitarne o ridurne le conseguenze. Ed in effetti – come ricordava anche il Papa in risposta ad una domanda dei giornalisti, di ritorno dall’ultimo suo viaggio apostolico in Colombia – gli scienziati ci ammoniscono continuamente sulle gravi conseguenze di certi nostri comportamenti nei riguardi dell’ambiente, che va rispettato sempre; come pure su altre evidenze (non ultima va ricordata quella della validità dei vaccini per tutelare la salute di individui e collettività!…).

L’uomo, dotato di intelligenza, può indagare per conoscere e capire sempre di più e può fare molto in molti campi: a lui è affidato l’universo perché ne scopra le leggi più recondite, per migliorarlo e per adeguare le proprie azioni in sintonia con esse, non certo per manipolarlo e stravolgerlo inopinatamente (come rischia di avvenire, ad esempio, anche nei riguardi del mistero prezioso della vita). Ma deve restare sempre in noi la consapevolezza che non siamo – né come comunità umana nel suo insieme, né tantomeno come individui – “padroni assoluti” di questo mondo, quasi presi da un delirio di onnipotenza, poi puntualmente smentito e umiliato dalla storia. Un mondo che invece ci è donato perché ce ne serviamo con prudenza e rispetto; una vita che ci è donata perché ne rendiamo grazie e la tuteliamo al meglio. La somma di eventi naturali sconvolgenti e preoccupanti di questi giorni, vicino a noi o lontano da noi, ci ricorda che il mondo è fragile, oltre che bello; come è bella e fragile la nostra vita. E, in fondo dovremmo sapere anche – ricordiamocelo almeno noi credenti, aspettando cieli nuovi e terra nuova – che la nostra vita non è tutta e solo quaggiù.

(*) direttore “Nuova Scintilla” (Chioggia)

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