Mai più veleni in provincia di Pavia

Non è più tollerabile che la provincia di Pavia accetti di essere la “pattumiera” della Lombardia, per non dire di buona parte del Nord Italia. Si deve assolutamente porre un freno all’insediamento di altri impianti per smaltimento di rifiuti (speciali e non), fanghi o altre sostanze che comportano rischi per la salute

L’incendio divampato mercoledì 6 settembre in un’azienda di Mortara, che si occupa di raccolta e smaltimento dei rifiuti, ha sollevato più di un allarme sullo stato di salute ambientale della Lomellina e dell’intera provincia di Pavia. Allarme più che giustificato. Per due giorni i livelli di diossina registrati nell’aria hanno superato le soglie di attenzione indicate dall’Organizzazione mondiale della sanità. Le scuole, a Mortara, Vigevano e negli altri comuni della zona, sono rimaste chiuse per tutto lo scorso fine settimana. A dieci giorni di distanza, restano le preoccupazioni sul consumo di ortaggi e frutta. Lungi da noi assumere la parte di chi vuole seminare paura, ma quanto è successo è davanti agli occhi di tutti. Sarà la magistratura a chiarire le cause dell’incendio: resta il fatto che negli ultimi tempi si sono ripetuti troppe volte incidenti del genere. Ma il problema è un altro.

Non è più tollerabile che la provincia di Pavia accetti di essere la “pattumiera” della Lombardia, per non dire di buona parte del Nord Italia. Si deve assolutamente porre un freno all’insediamento di altri impianti per smaltimento di rifiuti (speciali e non), fanghi o altre sostanze che comportano rischi per la salute. A chiedercelo sono, per primi, i nostri figli e i nostri nipoti. Sarebbe una colpa grave lasciare a loro in eredità un territorio inquinato e a rischio. Una colpa della quale si macchierebbero in particolare gli amministratori che, a volte, sono attirati dal vantaggio economico (per i loro Comuni) procurato dall’insediamento di questi impianti.

(*) direttore “Il Ticino” (Pavia)

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