Terremoto a Ischia: mons. Lagnese (vescovo), “ricostruire bene e in fretta per dare una casa a chi non l’ha più”. “Non facciamo morire il turismo”

Il presule ha le idee ben chiare: "Sarebbe auspicabile realizzare il modello Assisi, attuato dopo il sisma del 1997". E "non è questo il momento per le polemiche sull'abusivismo edilizio". La gratitudine per la vicinanza espressa dal Papa e dai vescovi italiani e campani e per l'impegno dei soccorritori. Intanto, la Chiesa locale si è già attivata, attraverso la Caritas, per rispondere ai bisogni più urgenti

Photo by Marco Cantile/NurPhoto

Un sentimento di gratitudine pervade l’animo del vescovo di Ischia, mons. Pietro Lagnese: dopo il dolore per le due vittime del sisma, la preoccupazione per i feriti e soprattutto per le operazioni di salvataggio di tre bambini da una casa crollata per la scossa di magnitudo 4.0 che ha colpito soprattutto la zona di Casamicciola Alta e di Lacco Ameno, il presule oggi al Sir vuole dire il suo grazie “al Signore, al Papa, alla Chiesa italiana e ai vescovi campani e ai soccorritori che hanno lavorato senza sosta”. Adesso, ci dice mons. Lagnese, “è anche il momento di rimboccarsi le maniche per una celere ricostruzione”. È quello che chiede al Governo nazionale e anche regionale, per aiutare la gente a riavere presto case sicure e per evitare che muoia il turismo, tra le attività principali dell’Isola verde. Dal canto suo, la Chiesa locale si è già attivata per aiutare gli sfollati.

Eccellenza, il Papa oggi, al termine dell’Udienza del mercoledì, ha espresso vicinanza affettuosa al popolo di Ischia per il terremoto e ha invitato a pregare…

Non ci ha sorpreso il ricordo di Papa Francesco stamattina, perché conosciamo il cuore del Santo Padre e sappiamo quanto egli desideri essere vicino alla gente. Siamo grati a lui e ci confortano tantissimo le sue parole perché ci fa sentire in questo momento, in cui la nostra gente porta nella propria carne le ferite del sisma, la vicinanza di tutta la Chiesa. Siamo consapevoli che tantissima gente accoglierà l’invito del Santo Padre e si unirà a lui per pregare per noi, per quanti hanno perso i loro cari, per i feriti e per quanti hanno perso la casa.

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In un messaggio che ha diffuso oggi lei chiede al Governo di far presto nella ricostruzione…

Ieri ho incontrato il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, e ho manifestato a lui, come al Governo, il nostro desiderio che riparta presto la ricostruzione e, se possibile, si realizzi il modello Assisi: nel 1997 il terremoto nella città del Poverello fu molto più devastante del nostro, ma ci fu una ricostruzione ben fatta e realizzata con grande celerità. Auspicheremmo che questo accada anche per Ischia, non solo perché tanta gente, che ha vissuto una vita intera di sacrifici per realizzare una casetta, possa trovare una stabile e dignitosa dimora, ma anche perché Ischia vive di turismo e c’è bisogno, perciò, che subito, in qualche modo, il turismo riparta.

Nel messaggio lei si rivolge anche ai turisti, chiedendo di non andare via…

Sì, invito i turisti a non abbandonare l’Isola e, anzi, a venire, anche perché il terremoto è stato circoscritto a due comunità e quindi l’Isola può benissimo rispondere alle esigenze di coloro che avevano deciso di venire da noi. Al momento, pare che siano già andati via 18mila turisti. Stanotte, c’è stata un’altra scossa, che si è avvertita in maniera forte nelle zone già colpite lunedì sera, quindi, c’è un po’ di paura. L’Isola è tutta a vocazione turistica, però Casamicciola e Lacco Ameno, quelle più colpite dal sisma, sono in qualche modo le prime comunità che hanno vissuto lo sviluppo dal punto di vista turistico, la prima per le terme e la seconda per il turismo balneare.

Monsignore, ci sono molte polemiche su possibili legami tra abusivismo edilizio e crolli di case per una scossa di terremoto non proprio fortissima. Cosa ne pensa?

Ritengo che non sia questo il momento di dare fiato alle polemiche. Adesso bisogna pensare alle famiglie che hanno perso la casa. Ci sono persone che purtroppo stanotte hanno dormito all’aperto. Ieri sono stato di nuovo nella zona rossa e ho invitato alcuni papà ad abbandonare le case danneggiate, ma questi, dopo aver messo in sicurezza moglie e figli, hanno detto di voler restare lì, per paura anche di atti di sciacallaggio. Ho letto veramente tanta tristezza sui loro volti, ma mi preme dire anche che le zone interessate dal sisma sono quelle dove si trovano case antiche e, quindi, non costruite in base alla normativa antisismica vigente.

Ci sono anche chiese danneggiate?

Sono tante anche le chiese interessate dal sisma: buona parte di quelle di Casamicciola alta e Lacco Ameno sono state danneggiate, ma mi hanno detto anche di una chiesa di Forio; la stessa basilica di Santa Maria di Loreto a Forio per una parte è stata interessata dal terremoto: oggi i tecnici della Soprintendenza insieme con il direttore diocesano per i Beni culturali stanno continuando il sopralluogo e per la fine della giornata avremo un quadro più chiaro.

photo AFP

Ieri a Ischia c’è stato un piccolo “miracolo”: il salvataggio di tre fratellini dalle macerie di una casa…

Dobbiamo dire un grande grazie al Signore che ci ha permesso di riportare alla luce i piccoli Ciro, Mattias e Pasquale, che sono usciti quasi illesi dalle macerie, e agli uomini della Protezione civile, a tutti i soccorritori e al 118 perché hanno fatto davvero un lavoro encomiabile. Ieri faceva tantissimo caldo e tutti hanno lavorato in condizioni difficilissime. Ieri sono andato a trovare anche i feriti in ospedale. Ho parlato con la mamma dei tre bambini. Mi ha detto: ‘Mi ritenevo non credente, invece, ho scoperto che davvero c’è il Signore e questo mi ha consolato’. Penso che anche vedere la presenza della Chiesa a loro fianco sia stato importante per loro.

Cosa sta facendo la Chiesa locale per aiutare chi si trova in difficoltà?

Sono tante le persone della Caritas diocesana che si stanno attivando per preparare le colazioni e i pranzi a sacco, sta anche arrivando una cucina da campo. Abbiamo anche ospitato per la notte gli uomini della Protezione civile. Stiamo cercando di fare una mappatura di tutti le esigenze, da chi non ha un letto a chi ha bisogno di un pasto. Al Centro diocesano Papa Francesco, che abbiamo inaugurato l’anno scorso, c’è un team di volontari che prepara i pasti per poi portarli agli sfollati. Oggi riceverò il capo della Protezione civile, Angelo Borrelli e gli dirò che qui la Chiesa c’è ed è pronta a fare la sua parte. Ieri ho ricevuto anche la telefonata del card. Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, che mi ha detto che farà tutto il possibile per venire quanto prima a farci visita.

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