Anziano ucciso a Monopoli. Il vescovo Favale: “Dobbiamo interrogarci su come ci poniamo accanto alle nuove generazioni”

Non è facile oggi farsi accompagnatori dei giovani, tanto più essere educatori di persone che ricevono input di vario genere, il più delle volte negativi, con conseguenze devastanti per la loro vita. E tuttavia, nonostante la fatica o gli insuccessi in questo campo, credo sia necessario investire per loro le migliori energie. Noi educatori non dobbiamo mai abdicare alla nostra responsabilità. Riconquistiamo l’autorevolezza educativa nei confronti delle nuove generazioni, riappropriandoci di quella forma elementare, ma tanto efficace, per educare che è l’esemplarità. Ritorniamo ad essere modelli per i giovani, e parliamo più che con le parole con i gesti di un vissuto quotidiano improntato alla coerenza e all’onestà morale

La drammatica vicenda accaduta a Monopoli lo scorso martedì 2 maggio ci lascia tutti increduli e sgomenti, sia per la tragica fine del signor Giuseppe Dibello sia per il coinvolgimento di ragazzi poco più che adolescenti, che si sono resi protagonisti di un efferato gesto di morte. A nome della Chiesa di Conversano-Monopoli desidero esprimere anzitutto la solidarietà e l’affettuosa vicinanza, sostenuta della speranza della resurrezione, alla famiglia colpita da questo doloroso evento, assicurando la preghiera di suffragio per il caro congiunto.

Questa triste vicenda ci interpella tutti: famiglie, scuola, istituzioni civili, Chiesa. Nessuno si senta esonerato da un serio esame di coscienza, perché tutti dobbiamo interrogarci su come ci poniamo accanto alle nuove generazioni; dobbiamo chiederci se sappiamo essere propositivi in maniera accattivante con modelli di vita positivi e attraenti. 

È vero, non è facile oggi farsi accompagnatori dei giovani, tanto più essere educatori di persone che ricevono input di vario genere, il più delle volte negativi, con conseguenze devastanti per la loro vita. E tuttavia, nonostante la fatica o gli insuccessi in questo campo, credo sia necessario investire per loro le migliori energie. Noi educatori non dobbiamo mai abdicare alla nostra responsabilità. Riconquistiamo l’autorevolezza educativa nei confronti delle nuove generazioni, riappropriandoci di quella forma elementare, ma tanto efficace, per educare che è l’esemplarità. Ritorniamo ad essere modelli per i giovani, e parliamo più che con le parole con i gesti di un vissuto quotidiano improntato alla coerenza e all’onestà morale.

Un appello accorato vorrei altresì rivolgere alle comunità cristiane, perché si convincano che hanno tra le mani un potenziale formativo di straordinaria efficacia, seppure esigente nella sua attuazione: è il Vangelo, con i frutti che è capace di generare.

Ritorniamo a proporre con rinnovato entusiasmo la vita buona del Vangelo alle nuove generazioni, perché essa incarna i valori più belli della nostra umanità. Chi ispira la propria vita al Vangelo è, per sua natura, costruttore di un modo nuovo di intendere i rapporti, sperimenta la bellezza della fraternità, si apre all’accoglienza dell’altro, diventa portatore della pace, sa essere rispettoso di ogni persona, specie se debole e fragile.

Nessuno, insomma, rinunci alla propria responsabilità educativa!

Piuttosto, in sinergia tra le diverse forze in campo, diamo ai nostri giovani occasioni per crescere in umanità. Nella tristezza di quest’ora, condividendo il dolore che ha colpito le famiglie coinvolte nella vicenda, anche quelle dei ragazzi, come membri della comunità cristiana che vive su questo meraviglioso territorio rinnoviamo ancora una volta la scelta della vita, per realizzare insieme percorsi autenticamente educativi che mirano al bene comune.
Una parola di speranza e di fiducia vorrei che giungesse anche ai nostri giovani, in particolare ai ragazzi coinvolti in questa vicenda. A loro vorrei dire di non sciupare e buttare via la giovinezza dietro scelte di mediocrità o, peggio, di brutalità. La vita è bella e va riempita d’amore e di senso, non può essere bruciata o banalizzata, rendendola un campo di battaglia. Cari giovani, ritrovate il gusto del vivere, anche con scelte che richiedono impegno e sacrificio. E chi ha sbagliato, non dimentichiamolo mai, ha sempre la possibilità di risorgere e far rifiorire la propria vita!

(*) vescovo di Conversano-Monopoli

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