Milani e Mazzolari: due preti innamorati di Cristo e della gente

Molte delle questioni chiamate in causa da don Milani fanno venire in mente le principali istanze della “Evangelii Gaudium”, il documento programmatico di papa Francesco. Non stupisce allora che il Papa abbia deciso di recarsi il 20 giugno a Barbiana per pregare sulla tomba di don Milani, dopo essere stato a Bozzolo (Mantova), per una preghiera sulla tomba di don Primo Mazzolari. Due preti diocesani, innamorati di Cristo e della loro gente, che hanno dato molto alla Chiesa. Finalmente ora tutto questo è riconosciuto a entrambi

“Esperienze pastorali” è una delle opere più ecclesiali di don Lorenzo Milani e riflette la sua esperienza di cappellano della parrocchia di San Donato di Calenzano a poca distanza da Firenze. Si apre con questo provocatorio incipit: “Questo lavoro è dedicato ai missionari cinesi del vicariato apostolico d’Etruria, perché, contemplando i ruderi del nostro campanile e domandandosi il perché della pesante mano di Dio su di noi, abbiano dalla nostra stessa confessione esauriente risposta”. Pubblicata nel ‘57, l’opera fu ritirata dal commercio l’anno successivo perché – nonostante il nullaosta ecclesiastico e la prefazione dell’arcivescovo di Camerino, mons. D’Avack – fu ritenuta “inopportuna” dal Sant’Uffizio. Non valse la difesa di altre voci autorevoli, come quella di don Primo Mazzolari, convinto che se si fossero ascoltate di più “queste povere voci, forse il problema della cura d’anime nel mondo moderno avrebbe camminato un po’ più verso qualche soluzione meno inconsistente e balorda”. La dedica ai missionari cinesi è estremamente significativa e fa intuire le preoccupazioni che accompagneranno don Milani sino alla morte, avvenuta nel 1967 a soli 44 anni.

Il problema di fondo è uno solo: quello della fede, cioè come radicarla nelle persone perché sia significativa e non un’infarinatura a metà tra superstizione e mera ripetizione di riti. Dalla conoscenza diretta della vita dei suoi parrocchiani – quelli di San Donato prima e poi di Barbiana – Milani è dolorosamente scosso dalla stessa domanda di Gesù: “Ma quando il Figlio dell’uomo tornerà sulla terra, troverà ancora la fede?”. L’intuizione provocatoria e durissima di Milani è che se non si cambia tipo di pastorale – e siamo solo negli anni ‘50! – e se non si sceglie la via degli ultimi per ridare loro dignità, la fede sparirà dalle nostre terre e sarà reintrodotta – chissà quando – da ipotetici missionari cinesi, che verranno per “una nuova evangelizzazione”, per annunciarci di nuovo il vangelo. Se pensiamo alla presenza cinese nel nostro territorio e di tanti “missionari” che vengono dall’Africa, dall’Asia o dall’Est Europa per aiutare le chiese italiane (e nostre), dobbiamo ammettere che la sua profezia si è dimostrata in parte vera. Una figura controversa, certo, quella di don Milani. Tuttavia in “Esperienze pastorali” e in diversi altri suoi scritti – da “L’obbedienza non è più una virtù” a “Lettera a una professoressa” – Milani aveva visto giusto e il suo pensiero, forse gridato con toni troppo aspri e ruvidi per le orecchie di allora, continua a dirci qualcosa. Le sue intuizioni, che intrecciano in modo inestricabile la pastorale, con le esigenze sociali e con l’azione pedagogica, hanno lasciato una profonda traccia di sé in molte persone che continuano a trarre ispirazione dalle sue parole per motivare il proprio impegno.

Il metodo pedagogico della “scuola di Barbiana”, improntato all’attenzione, all’apertura e al coinvolgimento degli studenti, è oggetto di studio nelle università. Esso offre strumenti per non lasciarsi dominare dalla complessità del mondo e promuove la conoscenza delle lingue e della politica, mentre la collaborazione tra studenti viene sviluppata attraverso esercizi di scrittura collettiva… Ma anche la sua condotta di vita, profondamente ancorata alla sua fede in Cristo e all’amore per la Chiesa e per la sua vocazione sacerdotale, ha molto da insegnarci. Dinanzi alla sorte avversa ci si può demoralizzare, perdersi d’animo e lamentarsi oppure inventare un’altra strada, trasformare quella che può sembrare una punizione in una opportunità. In termini tecnici è quello che si chiama “resilienza”: la capacità di reagire costruttivamente in situazioni di difficoltà. Ed è questo quello che fece don Lorenzo Milani: allontanato da Firenze, in una pseudo-parrocchia delle colline toscane, in un luogo praticamente disabitato, anziché disperarsi si mise al lavoro e diede corpo alle intuizioni degli anni di San Donato.

Molte delle questioni chiamate in causa da don Milani fanno venire in mente le principali istanze della “Evangelii Gaudium”, il documento programmatico di papa Francesco. Non stupisce allora che il Papa abbia deciso di recarsi il 20 giugno a Barbiana per pregare sulla tomba di don Milani, dopo essere stato a Bozzolo (Mantova), per una preghiera sulla tomba di don Primo Mazzolari. Due preti diocesani, innamorati di Cristo e della loro gente, che hanno dato molto alla Chiesa. Finalmente ora tutto questo è riconosciuto a entrambi.

(*) direttore “L’Azione” (Vittorio Veneto)

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