Nuovo cinema paradiso? No, porno

Alla 52ª Mostra del cinema di Pesaro spunta la sezione piccante, con tanto di tavola rotonda in tema e premio al porno al femminile. In un'epoca di pornografia così diffusa da essere banale, fa sorridere l'idea che sdoganare la trasgressione sia fenomeno intellettuale, soprattutto quando, a quanto pare, nella sceneggiatura premiata le fantasie delle donne sono ridotte a situazioni farsesche. Passa davvero di qua la rivendicazione femminile? Se poi si legge che la Mostra rivolge particolare attenzione ai giovani, non si può non pensare che certe situazioni stridano un po' con l'intento formativo dell'evento.

La domanda vera è: ma c’era davvero bisogno del porno? La 52ª Mostra internazionale del Nuovo Cinema che si svolgerà a Pesaro dal 2 al 9 luglio si presenta ancora una volta con un carnet di appuntamenti ricco, interessante e istruttivo, che mette in luce aspetti diversi del cinema e della sua storia ed evoluzione, visti con gli occhi dei protagonisti e dei critici. Parrebbe ovvio che una kermesse che si sostiene su basi solide e culturalmente profonde non abbia bisogno di fare prurigine per far parlare di sé e del programma delle manifestazioni. Eppure quest’anno, in qualche riunione organizzativa, si è avvertita la necessità di aggiungere pepe alla pietanza e si è pensato di andare sull’usato sicuro: la pornografia. Per parità di genere e patina intellettuale si propone quella declinata al femminile, dedicando la sezione evento a “Le ragazze del porno” con correlata tavola rotonda dal titolo molto più che evocativo: “Italian porn”, in caso qualcuno avesse dei dubbi sulla natura del dibattere e potesse pensare che si faceva flanella. Un’idea, quella della sezione piccante, probabilmente incentrata su tre elementi costitutivi: il porno sdoganato fa tanto radical chic (“fa fine” non ci sentiamo di scriverlo), non impegna e col blu (ah, no, il logo è arancione) si porta benissimo. Un concetto così compreso che è stato immediato per un quotidiano titolare “Sarà un’edizione molto hard”, nemmeno fossimo negli anni Ottanta per nulla orfani di spalline imbottite. La nostra è un’epoca pervasa dalla pornografia, che regala tanto facilmente la reperibilità di ogni sesso, al punto  da banalizzarlo. Così, pur volendo magari salvare l’intento culturale che anima la sezione testé istituita, qualche riflessione va fatta. Per dire, senza esperienza visiva diretta, ma soltanto leggendo sul sito del progetto originale la sinossi del corto d’autore che verrà proiettato e premiato, ci si chiede quale rappresentazione dell’erotismo al femminile si voglia fornire.
In sintesi, e con parole adeguate, la sceneggiatura volge su un uomo e una donna (“lei molto bella”, è scritto, lui non pervenuto) che in abito da sera amoreggiano intensamente in un parco ai margini di una festa. Ma la partecipazione maschile a cotanto ardore è purtroppo scarsa e la fanciulla (“dopo pochi minuti”: va bene che è un corto, ma nemmeno lei doveva essere molto convinta) se ne va sconsolata, si immagina ad affogare il dispiacere di aver constatato che la bellezza non è tutto a questo mondo. Alle grazie muliebri il giovanotto preferisce infatti l’eccitazione di un tiro di coca e di un bicchiere di champagne, nella vana emulazione del Di Caprio dei poveri. Dopodiché, svagato, si avvia nel boschetto prospicente ma mal gliene incoglie: dal folto emerge un “gigantesco gorilla” che lo brutalizza senza troppe cerimonie. C’è una morale in tutto ciò? Se tu ometto rifiuti me, giovane e bella donna, il minimo che ti possa capitare è un gorilla peloso? Oppure che ormai gli uomini sono così svirilizzati che è meglio lasciarli ad altro destino? Se il manifesto del gruppo di registe italiane di varia età che si cimentano nella realizzazione dei corti recita che “in Italia particolarmente c’è bisogno di ampliare il punto di vista sulla sessualità e sulla sua bellezza” e che “ogni regista ha scelto un’estetica, un punto di vista”, non si capisce se è più in crisi la nozione di bellezza o di estetica che, giova ricordarlo, si occupa della conoscenza del bello naturale, artistico, ovvero del giudizio morale e spirituale. Sarebbe facile sparare sulla croce rossa ed evidenziare quanto riportato sul sito ufficiale della Mostra che, nella presentazione dell’evento, ricorda l’attenzione dedicata ai giovani, in particolare agli studenti: “Con lo sguardo rivolto agli studenti che, da tutta Italia e sempre più numerosi, affollano i luoghi del festival, la Mostra torna ad essere il luogo privilegiato di formazione dei futuri spettatori”. Ora, se è pur vero che, con scelte azzeccate e condivisibili, “a loro sono dedicate le due selezioni che più guardano al futuro del cinema” e “due eventi retrospettivi”, non si può non rilevare che l’encomiabile intento formativo un po’ stride con la faccenda del gorilla. Perché non è questione di gusti, solo di buon gusto.

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