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Papa Francesco: ai Resurrezionisti, “siate uomini in cammino, l’autoreferenzialità conduce alla morte”

“La nostalgia di un passato che ha potuto essere fruttuoso di vocazioni e grandioso di opere non vi impedisca di vedere la vita che il Signore fa germogliare accanto a voi nel momento presente. Non siate uomini nostalgici, ma uomini che, mossi dalla fede nel Dio della storia e della vita, annunciano la venuta dell’alba anche in piena notte”. Lo ha detto papa Francesco ricevendo questa mattina nella Sala del Concistoro del Palazzo apostolico vaticano i partecipanti al 32° Capitolo generale della Congregazione della Risurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo, i Resurrezionisti, in corso a Roma dal 21 al 25 giugno, sul tema “Testimoni della presenza del Signore Risorto, dalla Comunità al mondo”. “Lo Spirito chiama anche voi, Fratelli della Risurrezione – ha detto il Papa -, ad essere uomini in cammino, un Istituto ‘in uscita’, verso le periferie umane, lì dove è necessario portare la luce del Vangelo. Vi chiama ad essere cercatori del volto di Dio, là dove lo si trova: non nei sepolcri” ma “dove Egli vive: nella comunità e nella missione”. “Vi esorto – ha aggiunto il Santo Padre – ad essere costruttori di comunità evangeliche e non meri ‘consumatori’ di esse; ad assumere la vita fraterna in comunità come la prima forma di evangelizzazione. Le comunità siano aperte alla missione e rifuggano l’autoreferenzialità che conduce alla morte. I problemi – che sempre ci sono – non vi soffochino, ma possiate coltivare la ‘mistica dell’incontro’”. “In una società che tende a livellare e massificare, dove l’ingiustizia contrappone e divide, in un mondo lacerato e aggressivo, non fate mancare la testimonianza della vita fraterna in comunità!”. Ai Resurrezionisti, il Papa ha ripetuto questa mattina quanto più volte ha detto ai consacrati, invitandoli a “fare memoria grata del passato” che però non significa fare “archeologia, perché – ha spiegato – il carisma è sempre una sorgente di acqua viva, non una bottiglia di acqua distillata”. Da qui l’esortazione finale a “vivere il presente con passione” e “abbracciare il futuro con speranza”.

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