Neonato morto a Bari: don Di Noto (Meter), “la culla incoraggia, ma una vita si salva se abbandonata in sicurezza”

“Quella ‘culla termica’ mi aveva colpito molto, e il pensiero che già dei neonati avevano trovato accoglienza, vita e salute mi consolava e riscaldava il cuore. Già dei neonati erano stati agiati, deposti, nelle mangiatoie moderne, tecnologiche, dove un’allarme oltre a lacerare il cuore, offriva l’attivazione del superamento dell’indifferenza. Una culla tecnologica, protetta e accudente”. Lo dice don Fortunato Di Noto, fondatore di Meter, invitato a Bari il 20 dicembre scorso, proprio dalla Comunità “San Giovanni Battista”. “Ci eravamo soffermati – durante l’incontro – nel farci ‘abbracciare dalla speranza’ e indicare percorsi sempre nuovi e ‘sicuri’ per la protezione dei nostri ragazzi, incoraggiando le famiglie a non cadere alla rassegnazione e alla disperazione in questa ‘catastrofe educativa’, nello smarrimento esistenziale della vita”.
Riferisce il sacerdote di aver raccontato, a chi ho incontrato, “questa felice opera di accoglienza per ‘salvare le piccole vite’: la culla che è a disposizione per ‘salvare una vita’”. “Una vita si salva se, chi vuole abbandonarla in sicurezza e tutela, decide di farla vivere. La culla incoraggia e interpella. Siamo addolorati per questo neonato senza nome trovato privo di vita dentro la culla, mi piacerebbe chiamarlo ‘Epifania o Epifanio’: manifestazione di vita, perché un ‘bambino era nato’ e nel grembo di sua madre aveva già vissuto le gioie e i drammi della vita umana”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Diocesi