“Se l’umanità vuole raggiungere la pace, occorre liberarsi dalla violenza, da ogni tipo di violenza quella internazionale che subiamo attraverso i social media e quella che coltiviamo nella nostra società e nelle nostre relazioni. Solo lasciandoci liberare dal male, guardando e accogliendo colui che il male lo ha sconfitto nella nostra carne, assumendola e salvandola, possiamo ripetere con lui: ‘Rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori’. Solo desiderando e prendendoci cura gli uni gli altri e del bene comune, sarà possibile raccogliere le grandi sfide di oggi e raggiungere la pace e la benedizione che vengono dall’alto”. Lo ha detto mons. Davide Carbonaro, arcivescovo di Potenza-Muro Lucano-Marsico Nuovo, nell’omelia della messa di Capodanno.
“Anche la nostra terra di Basilicata, che guarda con disincanto il suo futuro, in questo nuovo anno, dovrà fare i conti con sfide sociali che fanno appello all’umanesimo cristiano integrale e solidale. La speranza dei giovani non va delusa, la ferita dello spopolamento va sanata. Si dispiegano una serie di povertà economiche e reddituali per le famiglie che rischiano di diventare strutturali. Questo è quanto emerso dall’analisi della Caritas diocesana per il 2024”, ha sottolineato il presule. D’altro canto “occorre tenere alta l’attenzione e la responsabilità, nell’autentico significato del termine: dare risposte a chi chiede, e prendersi cura della domanda del prossimo, sulle sfide del mondo del lavoro, intimamente connesse allo status vitale delle famiglie e dei giovani. Da questo contesto emergono forme di precarietà e lavoro sommerso. Il mancato rispetto delle normative di sicurezza nei luoghi di lavoro, dovute a indifferenza e irresponsabilità, hanno ferito recentemente anche la nostra comunità”. L’arcivescovo ha messo in guardia: “La disillusione dei cittadini per l’inefficienza e i ritardi dell’amministrazione producono disinteresse partecipativo verso la cosa pubblica e sfiducia nelle istituzioni. Davanti a questa situazione non ci si può rassegnare, ma mettersi in cammini con speranza con sguardo luminoso insieme a quegli uomini e donne che con pazienza tessono la rete ecclesiale e sociale”. “Sono tante le buone pratiche in atto, c’è chi investe sulla crescita nelle relazioni, nella comunicazione di saperi tra le generazioni. C’è chi ha fatto della propria vita un dono, accogliendo le sfide educative, che ci interpellano dentro questo nostro tempo carico di complessità. La via iniziata dal Sinodo e dal Giubileo, conduca i nostri sforzi dentro una maggiore comunione e concordia, perché le nostre Chiese di Basilicata, possano coltivare e custodire con franchezza quella Parola che continua ad accadere nei cuori di fedeli e di pastori”, ha concluso.