Venezuela: 20 organizzazioni indigene ed ecclesiali chiedono il rispetto dei diritti e delle loro terre

In occasione della Giornata internazionale dei popoli indigeni che si è celebrata ieri, 9 agosto 2022, oltre 20 organizzazioni indigene, ecclesiali, sociali, ambientali, educative insieme ad istituzioni ecclesiastiche del Venezuela hanno stilato un documento (qui la versione integrale) per chiedere il rispetto dei diritti delle popolazioni indigene e dell’ambiente. Il testo è stato diffuso dalla Conferenza episcopale venezuelana. “La realtà dei popoli indigeni del Venezuela è inserita nella crisi sociale che sta attraversando il Paese; la pandemia non ha solo isolato le persone  ma ha anche causato un peggioramento di altre situazioni vissute dai popoli originari”, si legge nel documento, che denuncia le azioni violente di questi ultimi anni che hanno provocato la morte di indigeni di diverse etnie. La situazione delle comunità indigene, aggiungono, “è la stessa di Ka Jobaji (la nostra terra), in ‘ecocidio'”, “una ferita profonda che non si rimargina”. Tra le numerose e croniche situazioni che danneggiano i popoli originari una delle peggiori è l’estrattivismo (le miniere), “il grande contaminante di Madre Terra che causa la massiccia distruzione di vasti territori indigeni, soprattutto nel territorio dell’Amazzonia venezuelana”. “La situazione critica delle comunità è un problema, le loro situazioni non possono essere ignorate, le loro grida di misericordia devono essere ascoltate, i loro diritti devono essere rispettati”, sottolineano le organizzazioni, denunciando anche la presenza di “gruppi irregolari” che “invadono i territori indigeni, sottomettono le comunità, reclutano i giovani, violentano le donne, sequestrano i leader, chiudono le scuole, mancano di rispetto al sacro e mirano al genocidio culturale dei popoli originari”.

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