Migranti: Medu, a dieci anni dalla “Rivolta di Rosarno” ancora “sconcertanti le condizioni di vita e lavoro dei braccianti”

Sono passati dieci anni dalla cosiddetta “Rivolta di Rosarno”. Solo allora l’opinione pubblica scoprì che ogni anno, nei mesi di picco della raccolta agrumicola, oltre 2.000 migranti raggiungono le campagne della Piana di Gioia Tauro per lavorare come braccianti in condizioni di gravissimo sfruttamento, costretti a vivere in edifici abbandonati, casolari diroccati o baraccopoli improvvisate in condizioni drammatiche e umilianti. Quell’anno erano circa 1.500 i lavoratori stranieri, per lo più giovani uomini provenienti dai Paesi dell’Africa subsahariana occidentale e regolarmente soggiornanti, presenti nella Piana. “Oggi, a dieci anni di distanza, il numero resta pressoché invariato – dopo aver raggiunto picchi di oltre 3.000 presenze negli anni passati – e altrettanto sconcertanti restano le condizioni di vita e di lavoro”, denuncia Medici per i diritti umani (Medu), che opera dal 2014 nella Piana di Gioia Tauro con una clinica mobile. “Ieri come oggi – afferma Medu –, le istituzioni locali – spesso commissariate per infiltrazioni mafiose – e quelle nazionali appaiono incapaci di qualsivoglia pianificazione politica efficace, coraggiosa e lungimirante, limitandosi invece a riproporre il circolo vizioso sgombero-tendopoli-baraccopoli, che da dieci anni lascia invariate le piaghe dello sfruttamento lavorativo, del degrado abitativo e dell’abbandono dei territori”. Le patologie riscontrate da Medu nella giovane popolazione degli insediamenti precari – infiammazioni delle vie respiratorie, patologie osteoarticolari e patologie dell’apparato digerente – sono attribuibili nella maggior parte dei casi alle pessime condizioni di vita e di lavoro. “L’accesso alle cure d’altra – spiega – parte era allora ed è ancora oggi ostacolato da numerosi fattori, tra i quali l’isolamento dei luoghi di vita in assenza di trasporti pubblici, la mancanza di informazioni sul diritto alla salute e le modalità di accesso ai servizi, le gravissime carenze strutturali dei servizi di salute pubblica locali, l’impossibilità di effettuare l’iscrizione al Servizio sanitario nazionale in assenza di una residenza riconosciuta”. “Quella dei braccianti e dei ghetti sembra ancora oggi un’emergenza umanitaria, nonostante si ripeta vergognosamente ogni anno”, conclude Medu, chiedendo di nuovo “politiche di contrasto dello sfruttamento lavorativo e del caporalato”.

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