Haiti: mons. Saturné (presidente vescovi) a dieci anni dal terremoto, “non serve un cambiamento politico ma di sistema”

“Stiamo vivendo settimane di pace apparente, ma nessun problema è stato risolto. Qui è necessario un cambiamento non solo politico, ma di sistema”. Lo dice al Sir mons. Launay Saturné, arcivescovo di Cap-Haïtien e presidente della Conferenza episcopale haitiana (Ceh). L’anno, nel Paese delle Antille, è iniziato senza le manifestazioni, le proteste e i blocchi che hanno caratterizzato quasi tutto il 2019 e le organizzazioni umanitarie hanno potuto riprendere a realizzare i propri progetti di aiuto, assistenza e promozione umana, proprio a dieci anni dal terribile terremoto che ha colpito Haiti. “Ora – riprende l’arcivescovo – le scuole sono aperte, la situazione è più tranquilla, ma questo accade perché non si può restare per un tempo indefinito in una situazione di blocco totale, bisogna pur vivere in qualche modo. Fino a qualche settimana fa tutto era bloccato, non ci si poteva spostare. Ma la gente vive giorno dopo giorno, senza prospettive”, i problemi sono tutti lì”. A cominciare da quello per cui sono scoppiate le proteste: la permanenza al potere del presidente della Repubblica Jovenel Moïse, del quale più volte sono state chiese le dimissioni da parte della popolazione. Nei mesi scorsi anche l’Episcopato ha chiesto più volte cambiamenti reali.

“Però – aggiunge il presidente della Ceh – qui non si tratta solo di un cambiamento politico, ma di sistema. Tutti gli haitiani devono sentirsi coinvolti in un cambiamento di vita, di mentalità, di modi di fare, bisogna partire da sé stessi. Poi, certo, la politica dev’essere vista come servizio alla società e al bene comune. Noi vescovi ricordiamo continuamente le ricadute sociali del Vangelo, l’insegnamento sociale della Chiesa. Insieme ai nostri sacerdoti, camminiamo assieme al nostro popolo. Ma dev’essere chiaro che portiamo il nostro contributo come Chiesa, non come politici. La Chiesa non vuole mettersi in politica, vuole rimanere luogo dove tutti possono trovare spazio per sentirsi accolti”. Per questo, a partire dalla scorsa Pentecoste, la Chiesa haitiana sta vivendo un anno straordinario di preghiera e adorazione per il Paese. “Sì – conclude mons. Saturné – abbiamo promosso quest’anno in tutte le chiese e i conventi. È una preghiera per il futuro, perché ci sia in Haiti uno sviluppo umano integrale. E insieme continuiamo a lavorare per la giustizia, la pace, la convivenza e la solidarietà”.

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