Società: Apg23, il 21 e il 22 settembre nelle piazze italiane con “Un pasto al giorno”

Spingendosi oltre il principio della sharing economy, la Comunità Papa Giovanni XXIII (Apg23) arriva alla “sharing humanity”, ovvero il superamento dei semplici obiettivi del guadagno e del risparmio per mettere al centro la creazione di legami autentici. “Non c’è sostenibilità senza umanità – afferma la Comunità – e un mondo sostenibile deve per davvero mettere le persone al centro”. Una vera e propria “provocazione”, insomma, che però può davvero fare la differenza nella vita di tutti, anche partendo da piccoli gesti. Per saperne di più, la Apg23 ne parla nel terzo volume del libro #iosprecozero, che sarà protagonista il 21 e il 22 settembre nelle piazze di tutta Italia, nell’ambito dell’evento “Un pasto al giorno”, dove sarà disponibile anche il cofanetto con i due volumi precedenti. A distribuire il libro, in cambio di un’offerta libera, saranno gli oltre 4mila volontari della Comunità che per l’undicesimo anno consecutivo torneranno in piazza per sensibilizzare sul tema della sostenibilità nella vita quotidiana e per raccogliere risorse al fine di poter garantire 7 milioni e mezzo di pasti a tutte le persone che vengono aiutate nelle sue oltre 500 realtà di accoglienza, nelle mense per i poveri e nei centri nutrizionali in tutto il mondo. Il libro #iosprecozero propone una serie di spunti e riflessioni che, partendo proprio dalla sharing economy, portano alla visione della sharing humanity. Un modello che si fonda sulla visione di don Oreste Benzi, fondatore della Comunità nel 1968, quando diceva: “Non esiste il mio e il tuo, ma il nostro; non esiste l’io e il tu, ma il noi. È la condivisione che ci rende insopportabile l’ingiustizia, la strumentalizzazione, l’indifferenza”. In questo modo, si legge in #iosprecozero, è possibile cambiare le proprie esistenze evitando sprechi di cibo, di tempo, di oggetti e in generale della vita, la risorsa più preziosa. “È così che insieme – spiega Giovanni Ramonda, presidente della Apg23 – possiamo costruire passo dopo passo quella che don Oreste chiamava la ‘Società del Gratuito’: una società più equa e più giusta, dove tutto viene condiviso e nessuno deve più soffrire da solo”. Info sul sito.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Italia