Sinodo Amazzonia: incontro Celam e Repam a Bogotá. P. Czerny, “al centro i popoli e in particolare gli indigeni”

“L’Amazzonia è la prima parola del titolo del Sinodo. Si può dire che l’Amazzonia, con i suoi popoli, la sua realtà, il suo territorio, gli abitanti, è il soggetto del Sinodo, si può dire che è il suo fuoco. Perciò, come prima o, direi, primissima preoccupazione, c’è la gente, ci sono i popoli e in particolare i popoli indigeni”. Lo spiega al Sir padre Micheal Czerny, segretario speciale del Sinodo per l’Amazzonia e neo eletto cardinale, a margine dell’incontro pre-sinodale promosso a Bogotá, nei giorni scorsi, dal Consiglio episcopale latinoamericano (Celam) e dalla Rete ecclesiale panamazzonica (Repam). Padre Czerny, cardinale eletto, commenta poi la seconda espressione del titolo: “Si parla di ‘nuovi cammini’, e infatti il Sinodo sta cercando proprio nuove strade, non sta facendo necessariamente una revisione di tutto ciò che è importante, ma sta cercando nuovi cammini. Quali? In primo luogo, nuovi cammini per la Chiesa, che da secoli sta accompagnando i popoli dell’Amazzonia. Ovviamente, la missione della Chiesa in Amazzonia è realizzare questo accompagnamento pastorale, profetico, di visione”. E questa è, appunto, la prima sfida. La seconda è quella di individuare “nuovi cammini per un’ecologia integrale, perché recentemente abbiamo preso coscienza di quello che avremmo dovuto sapere fin dall’inizio, e cioè che se non sappiamo custodire la nostra Casa comune, come ci insegna Papa Francesco, andiamo a finire in una situazione realmente incapace di sostenere la vita”. Il segretario speciale del Sinodo insiste, poi, su un ulteriore punto: “Noi stiamo cercando di camminare insieme con tutti i Paesi di cui l’Amazzonia fa parte, ma questo non vuole assolutamente andare contro ciascuna identità nazionale, di ciascun territorio. Quello che stiamo dicendo è che i problemi che abbiamo sono comuni a tutta l’Amazzonia, perciò dobbiamo affrontarli insieme e non in competizione”. Infine, padre Czerny fa notare che questi temi hanno implicazioni anche per i l resto del mondo e della Chiesa, “però non è questa la preoccupazione del Sinodo, che è molto incentrato sui propri temi e sulle proprie preoccupazioni”.

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