Madre Teresa di Calcutta: suor Prema (Missionarie Carità), sul suo esempio “serviamo i poveri e ci facciamo uno con loro”

“Una madre molto amorevole e sempre disponibile”. A tre anni dalla canonizzazione di Madre Teresa di Calcutta, la suora di origine tedesca Mary Prema Pierich, da marzo 2009 superiora delle Missionarie della Carità, ricorda al Sir così la fondatrice del suo ordine religioso. Entrata a 27 anni nel postulandato, suor Prema ha fatto la sua professione religiosa nel 1983. Inviata inizialmente in missione a Roma, Napoli e Madrid e in seguito anche a Calcutta, conosce Madre Teresa a Berlino nel 1980. “Sono stata in molti posti diversi e l’ho vista tante volte – racconta la superiora, ripensando ai suoi incontri con la madre – ma la ricordo sempre come una madre molto amorevole. Una madre sempre disponibile ad incontrare le persone e a prendersi cura dei loro bisogni”. Canonizzata il 4 settembre 2016, Madre Teresa nasce al cielo il 5 settembre 1997, “un giorno santo – aggiunge suor Mary – in cui è tornata a casa, da Gesù. È il giorno della sua festa, il giorno in cui la tutta la Chiesa celebra la santità della Madre. Sì, una festa, per lei in cielo, per noi e per i poveri. Siamo molto grati a Dio e ai nostri poveri che accettano il nostro servizio”. Riconosciuta ufficialmente nel 1950, la Congregazione delle Missionarie della Carità nasce in risposta ad una chiamata d’amore per il prossimo e di aiuto spirituale e fisico a favore dei più emarginati e dei più poveri. “Noi serviamo i poveri – aggiunge suor Mary – , nel senso che cerchiamo di farci uno con loro. Anche noi siamo i più poveri dei poveri, perché con loro e come loro siamo alla ricerca di Gesù. Nel servire e restare al fianco dei più poveri tra i poveri abbiamo ogni giorno la possibilità di mostrare, ma soprattutto di vivere, l’amore per Gesù che è nei nostri cuori, servendo Lui presente nei poveri. E non c’è un luogo privilegiato per fare questo, si può servire Gesù povero in ogni angolo del mondo, perché in ogni angolo del mondo si vive la stessa realtà della ricerca di Gesù, in coloro che non lo conoscono e in coloro che sono esclusi”.

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