Vocazione: Enzo Bianchi, “non è mai generale, impersonale”

“La vocazione cristiana non è un’altra vocazione ma si innesta sul cammino di umanizzazione in cui si è capaci di ascoltare la voce della coscienza”. Lo ha affermato questa mattina Enzo Bianchi, fondatore della Comunità monastica di Bose, nella sua prolusione al XXVII Convegno ecumenico internazionale di spiritualità ortodossa. Soffermandosi sulla “chiamata cristiana” dopo aver parlato di “chiamata cosmica” e “chiamata umana”, Bianchi ha sottolineato come “la vocazione essenziale dei cristiani e quella ricevuta nel battesimo ed è vocazione unica, anche se possiamo definirla in diversi modi: vocazione alla santità, alla vita in Cristo, alla pienezza della carità, alla beatitudine”. Qualunque siano l’itinerario percorso e le tappe compiute, “ciò che è decisivo è il compimento di un passaggio dalla dissomiglianza alla conformità: si tratta di compiere un esodo pasquale”.
“Il cristiano che accetta di ‘camminare secondo lo Spirito’ (cf. Gal 5,16) – ha spiegato – acconsente a questa sua pasqua in cui offre la sua vita nella carne come sacrificio vivente, come culto secondo il ‘Lógos’ (cf. Rm 12,1), e così si ritrova quale figlio vivente della stessa vita di Dio”. “Credere all’amore di Dio – ha proseguito – è la condizione alla quale si deve pervenire per iniziare la seconda tappa del cammino: la sequela del Signore. Sequela perché il Signore Gesù Cristo ci precede e ci propone di seguirlo” con una chiamata che “non è mai generale, impersonale, né tanto meno può essere motivata da un progetto o da una risposta a urgenze, pure buone, emergenti nell’oggi della Chiesa o della società”. “La vita umana del cristiano coincide con il vivere l’esistenza umana di Gesù”, ha evidenziato Bianchi: “Il cristiano vive questa sequela nella luce della resurrezione del suo Signore vivente per sempre, vincitore sulla morte e sul peccato”.

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