Nuovo governo: mons. D’Urso (Consulta antiusura) a premier Conte, “nel programma non si fa cenno a usura e indebitamento legato all’azzardo”

“Il programma del nuovo governo non fa alcun accenno ai temi dell’usura e dell’indebitamento patologico da gioco d’azzardo”. Lo denuncia, oggi, il presidente della Consulta nazionale antiusura “Giovanni Paolo II”, mons. Alberto D’Urso, che con una lettera indirizzata al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, chiede un’audizione urgente.
“A nome delle 32 Fondazioni associate alla Consulta nazionale antiusura – scrive mons. D’Urso – desidero sottoporre alla sua attenzione la condizione di sofferenza di circa due milioni di famiglie italiane a rischio usura, molte delle quali scivolate nella condizione di estrema povertà a causa dell’azzardo”.
Il presidente della Consulta nella lettera fa presente l’esperienza pastorale maturata dalla Chiesa italiana contro queste piaghe socio-economiche, iniziata oltre 25 anni fa, prima ancora della costituzione formale delle fondazioni, denunciando il fatto che la legge 108/96 esclude le famiglie dai benefici economici riservati alle vittime di usura: “Vi è ancora oggi una situazione paradossale – rileva, infatti, mons. D’Urso -: proprio le famiglie, intese come soggetti non economici, che anche attraverso il segreto della Confessione fecero emergere il drammatico fenomeno dell’usura, quando fu approvata la legge 108 del 1996 vennero e sono tuttora ingiustamente escluse dai benefici economici previsti dall’art. 14 della stessa legge”.
Nella missiva il presidente della Consulta nazionale antiusura ha inoltre posto l’accento sulla deriva socio-economica del Paese legata al gioco pubblico d’azzardo, il cui consumo ha superato il traguardo dei 107 miliardi nel 2018, e ha rivolto l’appello a tutte le Istituzioni a ricercare una soluzione in coerenza con i principi sanciti nella Costituzione e segnatamente dagli artt. 3, 32, 41, 47 e 53. “Siamo, ancora una volta, ad offrire la nostra esperienza e collaborazione alle Istituzioni dello Stato – conclude Mons. D’Urso – al fine di porre un argine a questi due fenomeni tanto estesi quanto sommersi che pongono a repentaglio la sicurezza economica e sociale del Paese. Non è pensabile per un Paese programmare strategie di uscita dalla crisi economica, se una grande fetta della popolazione è in una condizione di dissesto finanziario irreversibile”.

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