Incendio a Lesbo: Sandrone (Msf), “questa non è l’Europa, è l’inferno”

“Siamo sconvolti dall’incendio scoppiato ieri nel campo di Moria. Le nostre équipe mediche hanno assistito fino a tarda notte le vittime degli scontri esplosi tra polizia e migranti subito dopo l’incendio. In totale abbiamo ricevuto 21 pazienti, 8 di loro siamo riusciti a stabilizzarli nella nostra clinica per poi trasferirli all’ospedale pubblico di Mitilene”. Lo racconta Marco Sandrone, capo progetto di Msf nell’isola di Lesbo, che opera nel campo per migranti con una clinica pediatrica all’esterno del campo di Moria. L’incendio di ieri nel campo è costato la vita a una mamma e un bambino. “Questa mattina – prosegue Sandrone – il nostro team di psicologi è in azione per assistere le persone che ieri hanno vissuto ore di paura, in particolar modo i bambini che oggi rappresentano circa il 40 per cento del totale della popolazione, con circa 1.000 minori non accompagnati”. Questa terribile tragedia, afferma, “è il risultato diretto di politiche brutali che intrappolano 13.000 persone in un campo fatto per 3.000. Il numero di persone cresce di giorno in giorno, mentre i trasferimenti sulla parte continentale della Grecia sono limitati ed inadeguati”. I medici e gli psicologi vedono ogni giorno “pazienti che dovrebbero essere evacuati urgentemente, per essere accolti in strutture mediche attrezzate. E invece sono costretti a sopravvivere in condizioni impietose nel campo di Moria, in una lotta quotidiana per la sopravvivenza, dove le loro condizioni mediche e psicologiche si deteriorano inevitabilmente giorno dopo giorno”. Nel campo ci sono ad oggi quasi 1.000 minori non accompagnati. “È chiaro come la responsabilità di questa situazione sia di natura politica – conclude -. Chiediamo l’evacuazione immediata per i più vulnerabili affinché siano trasferiti in strutture adeguate dove possono accedere alle cure mediche di cui hanno bisogno”.

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