Diocesi: Viterbo, suor Pizzaia (Alcantarine), “Santa Rosa ci insegna che il cristiano non è esonerato dalla sofferenza, ma ha una marcia in più”

“Una grande partecipazione di popolo, che parla di fede oltre che di devozione”: è il commento di suor Francesca Pizzaia, francescana alcantarina e superiora del monastero di Santa Rosa a Viterbo, sulle celebrazioni per la festa della patrona della città in corso in questi giorni. “Ieri sera il tradizionale e molto seguito corteo storico con personaggi in costume non si è svolto per motivi meteorologici. Ci aspettavamo perciò che poca gente avrebbe seguito la processione religiosa con il passaggio del cuore di santa Rosa. E invece sia la cattedrale sia il santuario sia le strade erano piene di persone che hanno espresso così gratitudine nei confronti della santa”, racconta suor Pizzaia. In attesa del trasporto della Macchina di Santa Rosa, in programma questa sera, la religiosa osserva: “Conosco molti facchini tra quelli che porteranno la Macchina: il loro servizio non si ferma al 3 settembre, ma si alimenta di una quotidianità in cui sentono Rosa come compagna di viaggio e fanno di questo legame una donazione”. La devozione a santa Rosa, secondo la superiora del monastero a lei dedicato, è sinonimo di imitazione: “Rosa è felice se la imitiamo con le nostre fragilità e povertà. Lei stessa è nata malata e ha saputo vivere comunque il limite fisico con gratitudine, come la feritoia per cui passa la Grazia”. E conclude: “Essere cristiani non esonera da malattie, sofferenze e rifiuti, ma dà una marcia in più nella consapevolezza che Dio cammina con noi. Rosa fa questa esperienza e la indica come via anche per noi”.

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