Diocesi: mons. Fumagalli (Viterbo), “la festa di santa Rosa occasione per trasformare la devozione in fede”

“La festa di santa Rosa coinvolge tutta la città e gran parte del territorio. Sono attese 40mila persone che seguiranno il Trasporto della macchina. È un grande atto di devozione dei viterbesi nei confronti della santa patrona. Ma è importante in quanto punto di partenza per una crescita nella fede”. Lo dice al Sir il vescovo di Viterbo, mons. Lino Fumagalli, presentando la festa della patrona, che ricorre oggi. Stasera, uno dei momenti di devozione popolare più sentiti, il Trasporto della macchina di santa Rosa, in diretta dalle 21 su Tv2000. Una festa antica quasi 800 anni che rievoca la traslazione del corpo incorrotto della santa, morta a 18 anni, avvenuta nel 1258. Oggi la “Macchina” è un campanile alto circa 30 metri e pesante 5 tonnellate costruito di anno in anno per essere portato in spalla dai Facchini, il sodalizio che cura il Trasporto. “È il frutto della devozione in un momento particolare di contrasti, di divisioni, di lotte intestine. E santa Rosa è stata vista come elemento di pacificazione – evidenzia il vescovo -. È un po’ il simbolo di quello che tutti noi vorremmo essere: piccoli, innamorati di Dio, generosi verso gli altri, portatori di un messaggio di speranza e di gioia”. L’auspicio del presule è che “la devozione verso la santa porti, sul suo esempio, a incontrare il Signore, a una nuova evangelizzazione”. Ricordando che Rosa era “giovane, piccola, donna, malata e laica e percorreva la città di Viterbo con un crocifisso, invitando i viterbesi alla conversione”, il presule riconosce il suo servizio come una forma di “nuova evangelizzazione che raggiunge anche le persone più lontane e più deboli”. “Santa Rosa è rimasta come esempio di solidarietà – segnala mons. Fumagalli -. Il gesto straordinario che si ricorda è quello di aver messo nel grembiule le poche cose che il papà le aveva lasciato per il pranzo. Lei le distribuì ai poveri privandosene. Questa solidarietà diventa un modo per rendere bella e gioiosa la vita. Vorrei che i viterbesi la imitassero in questo”. Infine, soffermandosi sulla pietà popolare presente in questa festa, il vescovo sostiene che “è importante come terreno di inizio per un’evangelizzazione che nutra un sentimento religioso, di Vangelo”. “Questa pietà deve portare i viterbesi a incontrare il Signore e a cambiare vita. Se tutto finisce con la festa, si vive una emozione che lascia la vita per com’è. Ed è troppo poco. Stiamo cercando di aiutare i viterbesi a passare dalla devozione alla fede, dalla devozione all’incontro con il Signore e con i fratelli”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Territori