Benedetta Bianchi Porro: mons. Corazza (Forlì-Bertinoro), “abbiamo bisogno di testimoni che ci insegnino ed aiutino a vivere la vita”

“Viviamo la vigilia di un evento storico, atteso dai forlivesi, dagli abitanti di Dovadola e dalla gemellata Sirmione. Sabato 14 settembre la serva di Dio, Benedetta Bianchi Porro, verrà proclamata beata. Molti lo speravano e lo attendevano da anni”. Lo scrive il vescovo di Forlì-Bertinoro, mons. Livio Corazza, nell’editoriale pubblicato sull’ultimo numero del settimanale diocesano “Il Momento”. A pochi giorni dalla beatificazione di Benedetta Bianchi Porro, il vescovo ricorda che “per i dovadolesi era santa già in vita. Basti pensare che, prima ancora di qualsiasi pronunciamento della Chiesa, la salma è stata portata nella Badia di Dovadola, collocata in un’artistica urna, coperta da un bassorilievo a grandezza naturale, dove si trova tutt’ora”. “Avevano già fatto 50 anni fa ciò che avremmo dovuto fare solo ora, ad avvenuta proclamazione ufficiale”, aggiunge il vescovo, sottolineando che “nessuno allora si oppose, tanto la decisione era stata universalmente accolta”. “La vita e la morte di Benedetta parlavano alla gente, di ogni estrazione sociale e culturale. Ma – domanda mons. Corazza – oggi, mi chiedo, è ancora così? Cosa sanno, i nostri giovani, di quella ragazza di 27 anni che è morta lodando il Signore, anche se non vedeva, non sentiva, non parlava?”. “Abbiamo così bisogno di testimoni che ci insegnino ed aiutino a vivere la vita, nella gioia dell’amore, anche quando la vita sembra attraversare momenti di dolore e sofferenza estremi”. “Abbiamo bisogno di comunicare la vita di Benedetta? Abbiamo bisogno di comunicare speranze, non illusioni – ammonisce il vescovo – facendo opera di verità, non di oscuramento della sofferenza e della morte”. A proposito, mons. Corazza rileva come “la stampa cattolica, in questi anni, ha avuto il merito di essere scomoda a destra e a sinistra”. Il riferimento è innanzitutto al quotidiano “Avvenire” che “ha sostenuto la vita nascente e difeso la vita sofferente da chi voleva spegnerla. Ha avuto il coraggio di mettersi dalla parte di profughi e immigrati, non con motivazioni ideologiche o di semplice contrapposizione, ma per motivi di fede: chi è malato, profugo, nascituro, naufrago è mio fratello. Senza se e senza ma”. “La nostra diocesi – prosegue il vescovo – può contare sul settimanale ‘Il Momento’, che va sostenuto con convinzione da parte di tutti”. Invitando a “fare squadra”, il vescovo evidenzia che “dobbiamo imparare ad agire sempre di più in sinergia. Bisogna essere sempre di più uniti. Per far sentire la voce delle tante ‘Benedetta’ che possono dare un senso alla vita”.

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