Politica: Camaldoli, alla scuola de “Il Regno” riflessioni su fascismi, sovranismi e antisemitismo

“Il fascismo è un fenomeno storico, non un modello applicabile genericamente a realtà le più diverse”. Lo ha affermato Lucia Ceci, docente di Storia contemporanea all’Università di Roma Tor Vergata, in apertura della terza sessione della Scuola di formazione e cultura politica organizzata dalla rivista “Il Regno” e dalla Comunità di Camaldoli. Per Corsi, conoscere il fascismo “è fondamentale per comprendere la specificità di fenomeni politici e partiti politici contemporanei”, per scoprire perché vengono assunti “alcuni argomenti e alcuni simboli pur portando avanti pratiche che sono pienamente inserite in una società diversa”. Ma “non bisogna imboccare la scorciatoia di definire tout court fascisti questi partiti politici”, assumendo il fascismo come “nemico eterno”.
A seguire un dialogo a tre sulla memoria della Shoah nella crisi dell’Europa. Piero Stefani, docente della Facoltà teologica di Milano, citando Primo Levi ha sottolineato, a chiusura di un excursus sulla riflessione maturata nella Chiesa cattolica, che “anche noi oggi avvertiamo una giusta vergogna nel ricordare la Shoah in una situazione così abissalmente diversa dall’oggetto sul quale abbiamo tentato un poco di riflettere”. Per Anna Foa, docente di Storia moderna alla Sapienza di Roma, guardando all’Europa contemporanea, “non è strano che dentro ai sovranismi ricompaiano degli antisemitismi. Nel momento in cui si mette in discussione la costruzione europea, si estendono i varchi aperti all’antisemitismo, essendo queste ideologie in sé razziste”. Infine Daniele Menozzi, docente di Storia contemporanea alla Sant’Anna di Pisa, ha focalizzato l’atteggiamento della Santa Sede di fronte al sorgere dei totalitarismi, fortemente influenzato dall’opposizione agli ordinamenti liberal democratici e ai regimi comunisti. Dapprima “le ragioni della convergenza prevalgono su quelle della divergenza”. Bisognerà aspettare la Pacem in terris di Giovanni XXIII per trovare un’adesione positiva alla Dichiarazione dei diritti dell’uomo del 1948: “è lì che, per la prima volta, ci si apre davvero alla storia, secondo una prospettiva perseguita poi dal Concilio e oggi altrettanto convintamente dal pontificato di Papa Francesco”.

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