Ecuador: nel vicariato apostolico di Puyo una marcia guidata dal vescovo Cob in difesa dell’acqua e contro i progetti minerari

Una marcia in difesa dell’acqua, a pochi giorni dall’inizio del Sinodo per l’Amazzonia. È quella vissuta nel vicariato apostolico di Puyo, in Ecuador, dove il vescovo, mons. Rafael Cob, insieme a un folto numero di difensori dell’acqua, ha guidato la camminata nel cantone di Mera, ricco di sorgenti d’acqua cristallina, oggi messe in pericolo da progetti minerari impattanti e inquinanti, come la concessione del cosiddetto Blocco 28.
I popoli indigeni in tempi diversi durante questo processo sinodale hanno chiesto alla Chiesa di essere loro alleata nella difesa della giustizia e della vita. Alla luce di ciò e dell’invito del presidente della Confederazione delle nazionalità indigene dell’Amazzonia dell’Ecuador (Confeniae), la Chiesa ha voluto unirsi alla giusta causa delle popolazioni indigene che lottano per la vita dell’acqua e per i diritti dei territori dell’Amazzonia.
“Non è giusto – ha detto mons. Cob –, criminalizzare coloro che alzano la voce in difesa della giustizia in Amazzonia e della sua ricchezza, quando gli altri rimangono in silenzio e non adempiono al loro dovere di far rispettare le leggi e le sentenze pronunciate a favore dei villaggi”.
Il vescovo di Puyo ha espresso il suo impegno ad accompagnare le popolazioni indigene nella difesa della vita sulla terra, “un bene che dobbiamo proteggere e custodire”. Secondo mons. Cob, è a partire da una vocazione profetica che si devono condannare l’avidità e l’ambizione dello sfruttamento e dell’estrattivismo, portate avanti da coloro che non pensano al bene comune ma al loro profitto personale, e credono che l’Amazzonia sia una dispensa da cui possono prendere o rubare ciò che vogliono senza vedere le conseguenze che ciò comporta.

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