Beni culturali: Galeota (Univ. L’Aquila), “conciliare sicurezza e conservazione” con “moderne analisi strutture” e “tecnologie innovative”

La questione fondamentale è conciliare sicurezza e conservazione. Non ha dubbi l’ingegnere Dante Galeota (Università de L’Aquila). Intervenuto questa mattina alla sessione conclusiva della Giornata nazionale organizzata a L’Aquila dall’Ufficio nazionale per i beni culturali ecclesiastici e l’edilizia di culto della Cei su “Manutenzione e prevenzione. La tutela delle persone”, l’esperto si sofferma sulla basilica di S.Maria di Collemaggio e ne illustra gli interventi strutturali dopo il terremoto del 6 aprile 2009. Di qui alcune indicazioni generali: “L’esperienza acquisita in Italia, a seguito dei molti eventi sismici del passato, mostra chiaramente che gli edifici storici, segnatamente quelli di culto, risultano sismicamente vulnerabili per diverse ragioni”. L’intrinseca fragilità delle costruzioni storiche “è dovuta alla combinazione negativa di diverse cause: diffuso degrado dei materiali e delle strutture, masse murarie rilevanti, pareti alte e snelle, collegamenti trasversali poco efficienti, assenza di manutenzione, possibili cedimenti in fondazione, eventi estremi quali il sisma…”. Per questo, avverte, se “è assolutamente necessario trasferire il patrimonio storico e monumentale alle generazioni future”, è “altresì necessario ridurre il rischio di perdita di vite umane. Il problema fondamentale è quello di conciliare sicurezza e conservazione”. A questo fine “la complessità del problema suggerisce che gli interventi di consolidamento e miglioramento sismico vengano discussi e decisi da gruppi di progettazione multidisciplinari. Oggi – conclude – sono disponibili sofisticati metodi di analisi teorica delle strutture, materiali e tecnologie innovative in grado di fornire risultati accettabili nei confronti della sicurezza e conservazione del bene”.

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