Sentiero di Francesco: mons. Paolucci Bedini (Gubbio), “occasione per incontrare l’altro”

Sono partiti da Assisi i partecipanti al “Sentiero di Francesco” che, dal santuario della Spogliazione, si sono messi in cammino per l’undicesima edizione del pellegrinaggio Assisi-Gubbio. Con il pensiero rivolto anche alle catastrofi ambientali delle ultime settimane e al problema delle migrazioni economiche, climatiche o di guerra. “È il grido della terra, il grido dei poveri – spiega il vescovo di Assisi, mons. Domenico Sorrentino -. Francesco di Assisi ascoltò questo grido dalla bocca dei lebbrosi. E li abbracciò, spogliandosi di se stesso. Da quel momento tornò in pace il suo cuore e furono gettati i semi di un mondo di pace. È urgente dare ascolto alla sua testimonianza, radicata in Gesù e nel Vangelo. Ad essa dà ascolto papa Francesco, quando ci invita nuovi stili di vita, che restituiscano dignità ai poveri e custodiscano la natura, la nostra ‘casa comune’”. Da dieci anni, la diocesi assisana e quella eugubina celebrano la Giornata per la custodia del Creato proprio con il cammino che collega le due città umbre. I pellegrini del Sentiero di Francesco sono arrivati anche quest’anno da molte Regioni italiane e – in qualche caso – da Paesi stranieri. Prima di lasciare Assisi, sono entrati nelle basiliche del Sacro Convento francescano, per una preghiera sulla tomba del Poverello. Lungo il percorso, le meditazioni curate da Antonio Caschetto del Movimento cattolico globale per il clima, che uniscono assieme il Cantico delle Creature di san Francesco e l’enciclica “Laudato si’” di Papa Francesco. “La distanza che lega due luoghi e che unisce popoli diversi – dice il vescovo di Gubbio, mons. Luciano Paolucci Bedini, in cammino insieme ai pellegrini – è spesso abitata dai sentieri e dai borghi che nel tempo l’uomo ha adattato a sé. E in queste vie, solennemente immerse nella bellezza della natura, ogni uomo può farsi pellegrino e incontrare l’altro uomo pellegrino come lui. Chi cammina umilmente, seguendo passi antichi, mette in conto l’appuntamento con l’altro, riconosciuto semplicemente come fratello in umanità”.

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