Ambiente: card. Parolin, “la natura non perdona mai, e le colpe che non perdona sono esclusivamente nostre”

“Un libro che permette di avere tra le mani immagini e parole che ci aiutano a contemplare le meraviglie della creazione”. Così il card. Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, ha definito il volume “Riflessioni d’alta quota” di mons. Leonardo Sapienza, presentato ieri alla Pontificia Università Lateranense. Il “filo rosso” del libro, per il cardinale, è la Laudato si’, “al punto che esso pare quasi la trasposizione per immagini dell’enciclica”. “Se i bravi fotografi che hanno immortalato alcuni tra i boschi più caratteristici del Trentino e del Veneto vi tornassero oggi, non potrebbero scattare le stesse istantanee”, ha fatto notare Parolin a proposito delle emergenze ambientali nostrane: “Troverebbero i resti di quanto accaduto un anno fa: lande devastate e desolate, laddove prima vi erano milioni di alberi dal legno pregiato e in certi casi unico. Si trattò di un evento naturale, che tuttavia non può non farci riflettere sulle cause profonde degli squilibri climatici ai quali sempre più sovente assistiamo”. “Papa Francesco ripete che mentre Dio perdona sempre e l’uomo a volte, la natura non perdona mai”, ha ribadito il cardinale: “E le colpe che non perdona sono esclusivamente nostre. Molto spesso è la cieca avidità di denaro a impedire di vedere al di là dei guadagni immediati, facendo cadere nell’oblio l’avvenire delle generazioni future e, pensando alle montagne, le nefaste conseguenze legate allo scioglimento dei ghiacciai e all’abbattimento selvaggio degli alberi. Basti pensare al dramma della deforestazione amazzonica”.
“È stato bello lasciarmi condurre ad alta quota dalle fotografie e dalle parole del libro, che intendono spingerci verso l’alto”, ha sottolineato Parolin, ricordando che “verso l’alto era il motto preferito del beato Piergiorgio Frassati, il quale amava camminare in gruppo in montagna per ritrovarvi sia la bellezza di condividere con gli altri gioie e asprezze del percorso, sia il senso del vivere, che consiste, appunto, nell’ascendere verso l’Alto, con la maiuscola”. In questa prospettiva, “la montagna può rappresentare la parabola della vita, protesa verso l’infinito”, ha osservato il segretario di Stato citando Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. In montagna, “come in diplomazia”, le grandi vette “si conseguono quasi sempre attraverso un cammino fatto di varie rinunce e molta pazienza”, la tesi del cardinale, secondo il quale “è esperienza concreta di ciascuno che le vette dell’esistenza si raggiungano attraverso il sacrificio”. Quando si arriva in cima, però, “si staglia davanti agli occhi un altro insegnamento prezioso: dall’alto si rivede il sentiero percorso da un’altra prospettiva. Si capisce che non si sarebbe potuto percorrerne nessun altro, che per raggiungere la meta non si sarebbe potuto accorciare il cammino. Così è nella vita: solo custodendo una prospettiva alta si può dare un senso unitario alle fatiche che il cammino di ogni giorno richiede; solo attraverso i tornanti dei sacrifici, la forza di volontà nel proseguire insieme, l’incoraggiamento vicendevole e la pazienza quotidiana di avvicinarsi al Cielo, si arriva, passo dopo passo, a toccare con mano l’infinito per cui siamo stati creati”.

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