Francia: legge di revisione sulla bioetica. Mons. de Moulins-Beaufort, “siamo preoccupati”

“Siamo qui stasera perché siamo preoccupati. Siamo preoccupati per la società francese e più in generale per la società occidentale”. Così ha esordito mons. Eric de Moulins-Beaufort, arcivescovo di Reims, presidente dei vescovi francesi, aprendo ieri sera a Parigi una “soirée débat” al Collège des Bernardins di Parigi a 8 giorni dall’inizio del dibattitto parlamentare sulla revisione della legge sulla bioetica. Facendo riferimento al dibattito che c’è stato in questi mesi e durante il quale sono stati sentiti anche i vescovi francesi, mons. Eric de Moulins-Beaufort ha detto: “Siamo stati ben accolti con rispetto e molta attenzione ma dobbiamo purtroppo constatare che i nostri responsabili politici, i nostri parlamentari (non tutti ma molti di loro) restano ciechi alle sfide e alle implicazioni di ciò che stanno per decidere, perché sono affascinati dalle promesse della tecnica medicale e giuridiche”.  “Comprendiamo la sofferenza delle donne omosessuali che aspirano ad avere un bambino così come la sofferenza per lo stesso motivo degli uomini omosessuali. Avere un figlio è sicuramente un atto di amore incondizionato. Ma la bellezza dell’amore di un genitore verso un figlio non è sufficiente a giustificare una legge che lascia la procreazione alla manipolazione medicale. Noi diciamo che le nostre società si sbagliano se pensano di risolvere le sofferenze delle persone con tecniche mediche e giuridiche e quando trasformano la medicina che è fatta per curare e guarire, in una istituzione incaricata invece a rispondere alle nostre richieste e frustrazioni”. Ma la parola della Chiesa è una parola che dice “sì”. “Sì, innanzitutto – dice l’arcivescovo – alla bellezza della generazione umana, alla bellezza dell’unione coniugale degli sposi e del mistero della procreazione che è per noi il riflesso più evidente della relazione che Dio vuole avere con l’umanità. È un sì ai bambini che nascono. Ciascuno di loro per le promesse che porta, è un dono fatto all’umanità intera. È un sì anche alla scienza e alle sue scoperte e un sì alla tecnica che ci permette di utilizzare le sue potenzialità per costruire un mondo più fraterno di cui tutti gli esseri umani sono responsabili. Ed è proprio questo sì che ci obbliga oggi ad avvertire l’umanità delle derive rischiose che può intraprendere”.

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