Commercio di armi: mons. Zedda (Iglesias), “licenziando i lavoratori della Rwm di Domusnovas non vince nessuno, ci sono solo perdenti”

“Con dispiacere e con grande apprensione ho appreso degli imminenti licenziamenti alla Rwm di Domusnovas per la riduzione di commesse, conseguente alle decisioni ministeriali sul traffico d’armi verso l’Arabia Saudita. Con questa prospettiva non vince nessuno”. Non nasconde la sua amarezza, mons. Giovanni Paolo Zetta, vescovo di Iglesias, per come sta procedendo la vertenza che interessa i lavoratori della fabbrica sarda. “In questo modo – spiega – non vince lo Stato, che pensa di aver risolto il conflitto costituzionale con un intervento vago e con modalità che sanno di atteggiamento pilatesco. Non vince il Comitato per la riconversione Rwm, perché il loro progetto rimane incompiuto nella sola rivendicazione, finora teorica, di una riconversione. Non vince un certo tipo di pacifismo ideologico, perché la pace resta lontana e purtroppo laggiù si continuerà a morire”. A perdere, in questo braccio di ferro, “unicamente e malamente sono le maestranze in odore di licenziamento, senza neppure il conforto, per molti, degli ammortizzatori sociali”. Nel sottolineare la sua contrarietà ad un ritorno alla situazione precedente, mons. Zedda esprime il più preoccupato dissenso nei confronti della gestione del problema, “a mio giudizio assai approssimativa ed unilaterale e non adeguata alla doverosa tutela del diritto ad un lavoro degno per tutti”. Da qui l’esortazione al mondo della politica “a non limitarsi al mero blocco, peraltro limitato nel tempo, delle esportazioni belliche, ma a ideare progetti immediati di sostegno ai lavoratori e a preparare ipotesi serie di riconversione e di progresso, con attenta responsabilità per lo sviluppo dell’intero territorio”. Al Comitato per la riconversione Rwm il vescovo di Iglesias rivolge l’invito a “non pensare di aver già raggiunto un risultato positivo, ma a continuare a spendersi con determinazione per una seria ricerca di valide e urgenti soluzioni lavorative, anche per non sentirsi pericolosamente addosso il fiato dei diseredati e delle loro famiglie”. Un appello, mons. Zedda, lo rivolge anche ai titolari della Rwm, a cui chiede di “indirizzare produzione e progetti di ampliamento verso manufatti eticamente sostenibili e a sentire la responsabilità di una tutela del diritto al lavoro per i propri dipendenti, con attenzione non solo ad una professionalità tecnica, né tanto meno nell’unica ricerca del profitto economico, ma anche all’offerta di un’occupazione finalizzata alla dignità personale e sociale di ogni lavoratore”.

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