Sud Sudan: Fao, Unicef e Wfp, 6,35 milioni di persone non hanno certezza di un pasto sicuro

Oltre la metà della popolazione del Sud Sudan, circa 6,35 milioni di persone, non ha la certezza di un pasto sicuro. Lo denunciano la Fao, l’Unicef e il World Food Programme (Wfp). Secondo l’aggiornamento dell’Integrated Food Security Phase Classification (Ipc), il 54% delle persone in Sud Sudan vive ancora in condizioni di grave insicurezza alimentare. Il rapporto stima che 10.000 persone attualmente affrontino un livello di insicurezza alimentare classificato come ‘catastrofe’ con un’estrema mancanza di cibo, mentre 1,7 milioni sono in condizioni di ‘emergenza’ e altri 4,6 milioni sono a livello di ‘crisi’. Ad essere più insicura dal punto di vista alimentare continua ad essere la regione del Greater Upper Nile, seguita dalla regione del Greater Bahr el Ghazal. Aiuti urgenti si rendono necessari a Yirol Est, nell’ex stato dei Laghi, area classificata come ‘catastrofe’. “Con la stabilità politica e una pace durevole, il Sud Sudan può velocemente riprendersi dalla crisi e ampliare la produzione di cibo – afferma Meshack Malo, rappresentante Fao in Sud Sudan -. I risultati del rapporto sono allarmanti, ma mostrano anche che il rinnovato accordo di pace sta producendo i suoi frutti e la sua piena attuazione è della massima importanza per il Paese. La Fao sta lavorando con gli agricoltori che hanno fatto ritorno per sostenerli mentre si reinsediano e cercano di ricostruire i loro mezzi di sussistenza e produrre il proprio cibo”. Livelli di malnutrizione gravi si registrano anche tra i bambini sotto i cinque anni di età, dove il numero dei piccoli a rischio di sopravvivenza aumenta di anno in anno: dal 13% del 2018 al 16% del 2019. “L’aumento della malnutrizione acuta fra i bambini in Sud Sudan ci indica quanto sia complessa la malnutrizione, ma anche quanto più tempo ci voglia per ricostruire un paese rispetto a distruggerlo”, commenta il rappresentante Unicef in Sud Sudan, Mohamed Ag Ayoya, che chiede “un cambio di paradigma: mettere la prevenzione al primo posto, prima del potenziamento delle cure. Questo cambiamento include la promozione di un’alimentazione complementare adatta all’età per i bambini, la prevenzione di malaria e diarrea, accesso ad acqua pulita, una corretta igiene e assistenza sanitaria. Solo allora i bambini potranno veramente crescere”.

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