Messico: incontro nazionale delle strutture ecclesiali che accolgono migranti. “Vogliamo essere portavoce dei nostri fratelli”

“Vogliamo essere voce profetica e di speranza. Mantenere una posizione sulla linea di Papa Francesco. Incrementare il dialogo con le istituzioni”. Con l’auspicio che il governo federale, i governi statali e municipali tengano conto che “non si tratta solo di migranti, ma di vincere le nostre paure”, come ha scritto Papa Francesco, e si possa così collaborare “nel generare politiche inclusive, nelle quali la vasta esperienza della Chiesa e di altre istituzioni potrebbe essere illuminante per arrivare a una vera e propria migrazione ordinata”.
Questi gli auspici contenuti nel comunicato finale presentato ieri in una conferenza stampa dalla Conferenza episcopale messicana, alla vigilia della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, al termine dell’incontro con i responsabili delle 130 strutture di accoglienza per migranti, tra case del migrante, mense e centri di accoglienza e primo soccorso, con il coordinamento della Pastorale della mobilità umana. Il documento finale, firmato dal responsabile di tale dimensione pastorale, mons. José Guadalupe Torres Campos, vescovo di Ciudad Juárez, sottolinea che le strutture di accoglienza sono “la prima porta che i migranti toccano” e che “non possiamo lasciarli alla deriva”, in accordo con i principi del Vangelo.
In particolare, si legge nella nota, “vogliamo essere i portavoce dei nostri fratelli che chiedono di entrare nel territorio degli Stati Uniti e sono detenuti alla frontiera sud del Messico, attraverso un muro umano della Guardia nazionale, essere la voce di coloro che chiedono di essere facilitati nel loro cammino con un salvacondotto e vengono ignorati, di quei fratelli che mentre sono in viaggio sono osteggiati o fatti oggetto di estorsione da parte di agenti di vario tipo o da parte del crimine organizzato”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Chiesa