Santuario di Polsi: mons. Oliva (Locri-Gerace), “non può essere accostato alla ‘ndrangheta e vuole essere solo luogo di spiritualità”

“Di pessimo gusto è il frequente ricorso al ostentazione dei simboli religiosi per usi impropri. Ancor più fuori luogo e farlo in una sede è qualificata per la sua laicità qual è il Parlamento”. È quanto dichiarato da mons. Francesco Oliva, vescovo di Locri – Gerace, e riportato in una nota dell’Ufficio comunicazioni sociali della diocesi reggina. “Offende il comune senso religioso del nostro popolo usare i simboli religiosi per propaganda politica elettorale”, ha aggiunto il presule, per il quale “il simbolo religioso parla solo a chi lo usa con fede”. Per mons. Oliva, “il vero politico sa di non trovare protezione mostrando un simbolo religioso per altri fini che non sono propri di chi ha fede”. Il vescovo evidenzia inoltre che “il santuario della Madonna di Polsi non può essere accostato alla ‘ndrangheta e quando uomini di ‘ndrangheta sono andati lì con altri intenti, non certo per pregare, hanno tradito e rinnegato la fede ricevuta da piccoli”. Per il presule “continuare ad associare il santuario della Madonna di Polsi alla ‘ndrangheta non solo non è corretto, ma è poco rispettoso per chi lavora quotidianamente per ridare ad esso la sua vera identità di luogo di preghiera”. Mons. Oliva evidenzia infine che “è da tempo che ci si sta operando per liberare questo luogo da ogni accostamento alla ‘ndrangheta. Il santuario di Polsi intende per sempre rinnegare la ‘ndrangheta e qualunque forma di criminalità. Vuole essere solo luogo di spiritualità”.

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