Messico: norma “Nom-046”, i vescovi vicini alle donne vittime di violenza e ai bimbi mai nati

La Suprema Corte della Nazione messicana ha respinto due progetti degli Stati della Bassa California e di Aguacalientes che mettevano in discussione la cosiddetta “Nom-046”, attraverso la quale il Governo federale ha ammesso la possibilità di abortire in seguito a casi di violenza sessuale sulla madre. Una possibilità concessa solo attraverso la presentazione di un’autocertificazione e senza la presentazione di una denuncia o di atti delle pubbliche autorità.
In merito, interviene con una articolata nota della Dimensione episcopale per la Vita la Conferenza episcopale messicana, che parla di “gravissime ripercussioni” rispetto al testo vigente della Nom-046 “per la vita di migliaia di innocenti e per l’integrità fisica, sessuale, emozionale e psicologica delle donne e delle bambine vittime del delitto di violenza sessuale”.
I vescovi chiedono “soluzioni integrali” per proteggere dalla violenza le bambine e le donne e denunciano al tempo stesso che la legalizzazione dell’accesso all’aborto “ha aperto un cammino di gravi conseguenze, poiché promuove l’impunità in favore dell’aggressore e permette che la vittima si re-incorpori nell’ambito nel quale ha sofferto la violenza, con l’altissimo rischio di restarne ancora vittima”. Ancora più grave, la Nom-046 può costituire un meccanismo che facilita gli aggressori autori di violenze sessuali a costringere le vittime ad abortire e, con questo, a evitare le conseguenze previste dal codice penale vigente”.
Il comunicato cita dati allarmanti relativi ad alcune inchieste: il 41,3% delle donne con più di 15 anni ha sofferto almeno un caso di violenza sessuale nel corso della sua vita. L’88,4% di chi è vittima di violenza non presenta alcuna denuncia.
I vescovi rilevano anche che la Nom-046 va a interagire con le diverse leggi dei singoli Stati, finendo in alcuni casi per aprire un’incontrollata via all’aborto, con il risultato di non rafforzare la protezione delle donne e di attentare contro la vita di centinaia di migliaia di vittime innocenti, introducendo “la cultura della morte come dinamica sociale”.

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